Giuseppe Airò se il funerale è il riassunto di una vita

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Folla, lacrime e commozione per l’addio a Pino nella chiesa di San Bartolomeo a Brugherio

Giuseppe Airò, se il funerale è il riassunto di una vita, quello di ieri pomeriggio non è stato un funerale. Giuseppe Airò ha tagliato il traguardo dell’esistenza terrena come un ciclista provetto taglia i traguardi di montagna. Scortato dai suoi amici in un clamore di ricordi e silenzi assordanti. Sotto una pioggia di lacrime. Sembrava di sentirlo anche sul sagrato quell’odore del toscanello e quel profumo di giustizia che usciva lento dal suo ufficcetto di piazza Garibaldi a Monza. In tanti sono venuti sotto le austere navate della chiesa di San Bartolomeo a Brugherio.

La cerimonia

Per gli amici (tanti), era semplicemente Pino. I ricordi non scivolano via come se fosse un addio qualunque. Di circostanza. Fanno riflettere. Ti fanno fare dentro tante domande. Soprattutto a chi come i magistrati, di solito, le domande le fanno e aspettano risposte. Vedere Salvatore Bellomo con le lacrime agli occhi non è cosa da tutti i giorni. Anzi ora che ci penso solo quando è morto Walter Mapelli lo avevo visto così scosso. Già. E sul sagrato la gente che ha conosciuto il magistrato Airò e l’uomo Pino si domanda. Ricorda. Ed allora il sindaco di Monza Dario Allevi veleggia sulle interminabili riunioni sul “protocollo giustizia”. Anna Mancuso ritorna con la mente alle serate conviviali dopo il lavoro al ristorante La Cambusa di Cinisello. Mattia, l’amico di sempre non ha il coraggio di parlare e rimane in silenzio tutta la cerimonia ed anche dopo.

Giuseppe Airò, gli avvocati

La chiesa strapiena di gente e di commozione che applaude alla lettera dei colleghi. Tante parole miste a lacrime. Una su tutte: umanità. Giuseppe Airò aveva questa caratteristica. Seduti e in piedi sotto le assorte navate c’erano 40 anni di giustizia a Monza. Colleghi? Non ne mancava uno. Cancellieri? Tutti lì. Gli avvocati pure. Capitanati da uno stanco e “sentito” Raffaele Della Valle e dal farfallino triste di Bruno Santamaria. Ma anche quelli della generazione di mezzo come Gabriele Tossani, Marco NegriniMassimo Poloni, Robertino De Vito, Avio Giacovelli e potrei continuare sino a compilare un elenco lungo, lungo, ma proprio lungo. E se qualcuno si dovesse offendere per essere rimasto escluso da questo elenco, pazienza. Me ne farò una ragione. Se gli occhi ti dicono quello che uno è. Il lavoro quello che è diventato. Gli amici quello che sarà nei ricordi. Addio o forse solo un arrivederci da qualche parte e pure per caso. Come ci si incontrava in questi 30 anni miei passati a rincorrere notizie.

Marco Pirola

 

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