Fuga di notizie e il deposito degli atti in edicola

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Indagini segrete e diritto di cronaca

Fuga di notizie e il deposito degli atti in edicola. Oggi Post Scriptum ospita il pensiero di un amico, l’amico e collega Michele Vaira, penalista e presidente della Associazione Italiana Giovani Avvocati. Ha scritto le righe che seguono per “Il Dubbio”, il giornale del Consiglio Nazionale Forense e mi ha autorizzato a riprenderle. Condivido tutto, sillaba per sillaba.

Gigi Paganelli, avvocato in Monza

Fuga di notizie: l’intervento

«Dinanzi al fenomeno della fuga di notizie su indagini in corso più volte viene invocato l’intervento del mio ufficio, che risulta quasi sempre sterile per la obiettiva difficoltà di individuare le singole responsabilità». Lo ha detto il procuratore generale Ciccolo nel corso della giornata di inaugurazione dell’anno giudiziario. Il Procuratore Ciccolo era proprio di fronte a me, e nella direzione del mio sguardo c’era il sindaco di Roma, Virginia Raggi. Questa combinazione tra il discorso del procuratore e la visione della Raggi mi ha indotto, quasi costretto, a riflettere. E, magari, lanciare delle proposte davvero semplici.

Fuga di notizie: il caso Roma

La Raggi ha ricevuto un invito a comparire in qualità di indagata per i reati di falso e abuso d’ufficio. E fin qui, nulla da dire ( in realtà, ce ne sarebbe da dire, quantomeno sulla qualificazione giuridica dei fatti, ma non mi compete). La notizia dell’invito, che ha valore di informazione di garanzia, è stata, apprezzabilmente, da lei stessa resa pubblica. Per chi, come me, frequenta abitualmente le aule penali, ma anche per chi ha un minimo di esperienza di interrogatori di indagati prima della conclusione delle indagini, non rappresenta una novità il fatto di svolgere queste attività difensive “al buio”, senza conoscere gli atti su cui si fonda l’incolpazione provvisoria. Nella migliore delle ipotesi il Pm, a suo insindacabile giudizio, li contesta all’indagato, spesso con l’obiettivo di metterlo in difficoltà.

Fuga di notizie: indagini e segreti

Le indagini sono segrete. Lo sappiamo dai tempi dell’Università. Anche dopo l’applicazione di una misura cautelare, non tutti gli atti sono disponibili per la difesa, ma solo quelli che il Pm ha trasmesso ( a suo insindacabile giudizio) al Gip per la valutazione della richiesta cautelare. Tant’è che, molto spesso, il giudizio di primo grado giunge all’assoluzione degli imputati sulla base degli atti che, in fase cautelare ( prima della conclusione delle indagini), i Pm ( non tutti, sia chiaro, ma una buona parte di essi) custodivano gelosamente nei propri archivi. Peccato che, soprattutto nei casi di più spiccata rilevanza mediatica ( e l’indagine sulla Raggi ne è l’attuale esempio più evidente) accade l’esatto opposto.

Fuga di notizie: alcuni esempi

I due esempi che seguono sono lampanti: articolo del Corriere della Sera del 24 gennaio: «La svolta nell’indagine arriva due giorni fa, quando i carabinieri consegnano al procuratore aggiunto Paolo Ielo la relazione sui contenuti del telefono sequestrato a Raffaele Marra dopo l’arresto per corruzione». Non si tratta, come è evidente, di atti depositati nel fascicolo cautelare di Marra ( che sarebbero, quindi, non coperti dal segreto – sebbene sia difficile immaginare che i legali di Marra ne abbiano comunque dato diffusione alla stampa arrecando un danno al proprio assistito), ma di atti di recentissima produzione. Atti che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono disponibili per i difensori mesi dopo il deposito degli stessi. Qui abbiamo invece in pratica una relazione in streaming da parte della polizia giudiziaria. Mi chiedo: questa consegna è avvenuta nel segreto della stanza del procuratore aggiunto, o al bar del tribunale, alla presenza di migliaia di persone, tra le quali il misterioso informatore del Corriere? Un successivo articolo su Repubblica riporta addirittura il virgolettato di un verbale. «Fu Raffaele Marra – ha detto a verbale Meloni – a suggerirmi la nomina del fratello Renato quale direttore del dipartimento per il turismo». Salvo il caso ( invero astratto) in cui il giornalista abbia inventato di sana pianta queste circostanziate informazioni, si aprono diversi inquietanti scenari. Qualcuno ha sottratto il verbale gelosamente custodito dal procuratore aggiunto Paolo Ielo? Vi è una rete di microspie all’interno della Procura? Una teza ipotesi a me appare più verosimile: qualcuno dei presenti all’assunzione delle informazioni ha rivelato dolosamente il segreto di ufficio al giornalista.

Fuga di notizie: i responsabili

Non c’è bisogno della sfera di cristallo, per chi voglia procedere a punire il o i responsabili del reato. Essendo stato il testimone ascoltato in Procura, appena due giorni prima, il cerchio può facilmente restringersi. Un responsabile del fascicolo c’è, ed è un magistrato. Dominus delle indagini. C’è il suo assistente, e forse qualche esponente della polizia giudiziaria. Saranno, nella peggiore delle ipotesi, cinque o sei persone. In Procura c’è una gerarchia. C’è ( o ci dovrebbe essere) una catena di custodia e un principio di responsabilità. C’è dipendenza funzionale della polizia giudiziaria nei confronti della magistratura inquirente. Se si vuole passare dalle parole ai fatti, si intervenga. Come per tutti i comuni cittadini. Il reato è stato commesso, è evidente. Le notizie non sono fuggite da sole. Ma siccome la prevenzione è più efficace della punizione, e non è bello vedere magistrati e forze dell’ordine sotto processo, c’è un rimedio semplice semplice. Lo abbiamo sperimentato nel caso degli incendi: il vincolo di inedificabilità assoluta dei terreni. Basterebbe, con un criterio di addebito oggettivo, privare i pubblici ministeri dai cui uffici ( per colpa o dolo a quel punto poco importa) fuoriescono informazioni sottoposte a segreto istruttorio, del fascicolo loro assegnato. Condannarli all’oblio, che per alcuni è punizione peggiore del carcere. Sono consapevole che si corre il rischio, in certi tribunali, di veder girovagare fascicoli da una stanza all’altra della Procura. Ma sono certo che, a regime, questo sistema porterebbe quei risultati che tutti – dico tutti – oggi così solennemente auspicavano.

*MICHELE VAIRA, Presidente associazione italiana giovani avvocati

NEL CASO RAGGI È STATO RIVELATO IL SEGRETO D’UFFICIO. PER PREVENIRE SI POTREBBE, CON UN CRITERIO DI ADDEBITO OGGETTIVO, TOGLIERE IL FASCICOLO AI MAGISTRATI DAI CUI UFFICI SONO USCITE LE INFORMAZIONI

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