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Al convegno negazionista sulle foibe le “pantere grigie” della sinistra offrono il meglio di sé

Foibe ad Arcore, una mattinata stile anni Settanta. Nostalgia canaglia cantava Al Bano tanto per rimanere in tema Sanremo. Marciapiede davanti al circolo Arci Blob di via Casati. Ore 10,45, minuto più minuto meno. Va in scena il presidio a difesa di Claudia Cernigoi e delle idee negazioniste sulle foibe. La storica che, uscita dalla porta principale del Comune, è rientrata dalla finestra del circolo Arci. I compagni dell’ala dura di Rifondazione e partitini similari, arrivano alla spicciolata. Qualche decina di metri più in là. All’angolo della strada, appare uno striscione su Istria e Dalmazia italiana. Dietro i cattivoni camerati di Casa Pound con tanto di megafoni. Sono armati. Di telefonino. Apriti cielo.

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Foibe ad Arcore: la sinistra

Un paio di slogan e poi parte l’inno d’Italia. Un coro patriottico che deve aver irritato non poco la sinistra di lotta. La risposta non si è fatta attendere. Qualche compagno presente deve aver sentito l’aria del carnevale imminente. Si mette in mezzo alla strada. Si cala i calzoni mostrando il meglio di sé. Il culo. Un timido “Bella Ciao” si alza invece da Marco Fraceti. Esponente storico dell’estrema sinistra comunista di Monza e Brianza. Qualcuno lo segue. Poi inizia la guerra dei telefonini. Chi filma da una parte, chi dall’altra. Le “pantere” della sinistra si limitano a fare commenti sui rivali.

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Foibe ad Arcore: la battuta

Qualche ragazzetto agghindato in perfetto stile “centro sociale” va oltre. Aggiungendo alle considerazioni sulla mamma degli avversari anche una battuta sulle foibe. “Fasci ricordate che le foibe sono ancora aperte”. Un camerata, accento tipicamente romanesco, non si lascia scappare la battuta.”Pure per te”. I nonni di Rifondazione commentano il siparietto. Quasi divertiti per avere trovato qualcosa da fare in una mattina uggiosa.

foibe ad arcore nuovabrianzaFoibe ad Arcore: la destra

Un blitz a sorpresa quello degli appartenenti milanesi di Casa Pound. Tra loro brianzoli e qualche ultras della curva dell’Inter. Improvvisata che ha colto in contropiede gli esponenti istituzionali del centrodestra brianzolo fermi al bancone dell’aperitivo. Sono arrivati con i pulmini ad Arcore. Hanno parcheggiato nel parcheggio del Comune. E del tutto indisturbati si sono recati in via Casati in corteo. Arrivati quasi a destinazione hanno srotolato le bandiere italiane e quelle di appartenenza. Giunti a poche decine di metri hanno esposto lo striscione bianco con la scritta nera: “la verità non può essere infoibata”. Ragazzi giovanissimi. Parecchie donne. Un paio di vecchi camerati in rappresentanza di una destra “gloriosa” che fu come l’immarcescibile Pino Tozzi. Nessun saluto romano. Solo l’inno d’Italia e slogan su Istria e Dalmazia. Nessun problema a farsi intervistare, filmare e fotografare nel loro mezzo. Cosa diversa dall’altra parte.

Foibe ad Arcore: sinistra style

Il siparietto sul portone Arci è durato una trentina di minuti. Avendo dato gran parte del meglio di sé con il culo all’aria, qualche “nonno” di sinistra ha pensato bene di aggiungere coreografia a coreografia. Gestacci a raffica rivolti ai rivali. E pure verso il sottoscritto che stava facendo semplicemente il proprio lavoro. Come più volte indicato loro. E nonostante la presenza, da quella parte, di mie vecchie conoscenze della politica monzese. Ma i duri, puri e pure anziani tra i “leoni rossi”, hanno voluto metterci il carico di briscola. Aggiungendo ai simpatici gesti da gentleman anche l’invito (chiamiamolo così) ad allontanarmi immediatamente dal marciapiede. Paura…Consigli pure a non fare foto perché altrimenti chissà cosa sarebbe successo nei miei confronti. Naturalmente una volta andati via i carabinieri improvvisamente materializzatesi nella via. Il tutto a cinque centimetri dalla mia faccia. Una sensazione sgradevole se non altro per l’alito barocco di alcuni di loro. Ecco, l’alito. Forse la cosa che più mi ha disturbato di quel quarto d’ora in piazza…

foibe arcore nuovabrianza1Marco Pirola

 

P.S.

Mi hanno fatto quasi tenerezza i difensori della storica che nega l’esistenza delle foibe. Non tanto per le idee sostenute. Poche e pure confuse. Ma per via dell’età avanzata. Una tenerezza benevola come irradiano certi venditori porta a porta di “Lotta Comunista”. Sembravano comparse di un vecchio documentario in bianco e nero. Senza però averne la dignità, fierezza e l’effetto che avevano allora. Il risultato è stato quasi comico. Facendo passare in secondo piano la conferenza sulle foibe. Cercavano il tuffo nel passato ed hanno dovuto fare i conti con il “cemento della piscina” dato dalla carta di identità datata. Hanno recitato un copione per anziani da casa di riposo che attendono con ansia il suono della campanella. Quella che indica il momento della pastina di mezzogiorno e la fine della ricreazione. Purtroppo o per fortuna gli anni passano per tutti. Anche per loro…

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