Filippo Formentini: Basket addio, ma è solo un arrivederci

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Quando a canestro va il sentimento

Filippo Formentini. Occhi chiusi subito dopo il lancio. Come Magic Johnson. Bomba da tre, tabellone, ferro, canestro mancato e una smorfia di disapprovazione. Lui, in posa plastica, quasi sospeso in aria, guarda secco la palla da basket che lentamente scivola verso i tre punti mancati. Niente. Sarà per un’altra volta. Un’altra vita. Forse. Soffia forte. La nostalgia lo prende e gioca brutti scherzi anche per chi ha la pallacanestro nel sangue. Nell’anima. Filippo recupera il pallone a due mani. Si gira di scatto ed inizia a parlare.

filippo formentin nuovabrianza agrateFilippo Formentin, una storia tutta brianzola

Non c’è molto da dire. Ha deciso di abbandonare il basket giocato a pieni polmoni la cui aria ha respirato per 20 e passa anni. Playmaker dicono quelli che sanno scrivere e non è il mio caso. Regista dico io che son cresciuto all’oratorio su di un campo asfaltato che le mie ginocchia conoscono bene. Addio basket agonistico. Un attimo, una vita. Dietro le sue parole scorre un’esistenza fatta di emozioni ed amicizie. Un film che parte da Lissone con le giovanili e i primi 8 anni da senior. Poi Busnago dove ha vinto il campionato di C2. Il secondo della sua carriera dopo quello di Lissone a 19 anni. Filippo respira profondamente. Ci sono di mezzo quelle 3 finali per salire in serie B andate perdute. mancò la fortuna non il valore. Ma fa niente, la vita di un giocatore è così.

Filippo Formentin: la canzone

Se fosse stato un calciatore sarebbe stato sicuramente Lele Oriali. Quello della canzone di Ligabue tanto per intenderci. Tutto polmoni Certo il suo addio al basket agonistico non sarebbe paragonabile a quello di LeBron James. O allo stop di Magic Johnson. A dire la verità Filippo Formentin non è pentito. una scelta obbligata. Racconta parla si emoziona. Sì. Il basket lo ha nel sangue. Non c’è tempo per le lacrime. E poi come direbbe Max Pezzali: nessun rimpianto. O se volete come cantavano i fratelli Righeira negli anni Ottanta: sto diventando grande lo sai che non mi va…

Marco Pirola

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