festival di sanremo monza

Dal nostro inviato a Sanremo riflessioni semi e pure serie sul Festival visto da un brianzolo

Festival di Sanremo e quella voglia di essere protagonisti. Facce da selfie, facce ride. Siamo tutti cantanti, siamo tutti famosi. La gente ti riconosce e vuole fare il selfie, avere il tuo autografo. Il luccichio dei flash degli smartphone ti acceca. Inizialmente provi a spiegare che sei Mario Rossi, che sei stonato e ti trovi li in villeggiatura, che non sapevi neanche ci fosse il Festival. Ma loro non ti credono.

Festival di Sanremo: Mirko dei Bee Hive

Non puoi passare per caso dall’Ariston. Devi per forza essere un cantante, uno famoso. Devi! Allora cedi, non per vezzo, ma per umana compassione. Verso chi è lì da ore e giorni ad attendere che il vip di turno si conceda, cedi e ti trasformi in Mirko dei Bee Hive. Loro sono felici, ti osannato e si complimentano per la tua canzone. “Ti seguo su Facebook e su Instagram”. Poi li saluti e dal brusio qualcuno si domanda…Ma chi cavolo era quello? Oddio non proprio di cavolo accennano. Del resto non conta chi sei tu. Conta che loro possano dire io ero lì. E chissenefraga se io sono ancora Mario Rossi e non Mirko dei Bee Hive. Perché Sanremo e Sanremo.

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Festival di Sanremo: giorno secondo

La corsa al pass. Psicodrammi del cartellino. Parrà incredibile. Sono passate poche ore dalla prima puntata, ma la febbre di chi pass e chi no, é già alta. Ieri sera, non certo i più bravi, ma questa è solo una mia opinione, è andata. Del resto si sa, Sanremo é una questione di conoscenze. Se non hai conoscenze non vai da nessuna parte. Ma il conoscere non basta. Devi avere stile. L’uomo medio sanremese veste con colori scardinati. Abbinamenti improponibili. Scarpe prese in prestito da Pluto, barbe e capelli fatti all’uncinetto.

Festival di Sanremo: la donna fatale

La donna media sanremese è una somma di Wanda Osiris e le sorelle bandiera. Ma quello che accumuna i due sessi è la moda di indossare come fossero collane decine di porta badge, per dare spessore al loro Mega Pass. Ostentato come a dimostrazione dello status di IO SO IO, alcuni arrivano a illuminarlo con fili di fibra ottica pur di mettere in chiaro a tutti un unico concetto io Pass e tu no. Ma accade l’impensabile. L’inaccettabile, quello che destabilizza i “quelli che Pass”. Quelli che Pass senza Pass. un gioco di parole che ha riassunto bene Alberto Sordi in un suo famoso film (il marchese del Grillo). Io so io e voi non siete un cazzo…

Robertino nostro che il pass ce l’ha…

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