Perequazione etnica

Perché noi Europei non possiamo né dobbiamo avere paura della grande immigrazione

La “perequazione”è un concetto interessante dell’urbanistica. Funziona così: se in un territorio comunale si deve decidere quanto si può costruire su ciascun terreno, per evitare di favorire qualche proprietario si attribuisce a tutte le aree una congrua cubatura (capacità insediativa) e poi si decide quali sono le aree su cui si potrà davvero costruire.

In tal modo, i proprietari di aree dove non si può costruire hanno comunque la possibilità di valorizzare i loro terreni, vendendo la cubatura lì realizzabile a chi invece ha un terreno dove si può costruire. Così si costruisce dove la comunità ha fatto in modo che si possa ma chi non può costruire, perché deve lasciare le sue terre libere, ci guadagna comunque.

Nella vicenda delle migrazioni verso l’Europa sta accadendo più o meno lo stesso: dai luoghi dove non si può vivere, per ragioni di guerra, fame o povertà endemica, la gente parte e va a ridistribuirsi in altri luoghi, la nostra Europa per l’appunto, dove la speranza di una vita decente ha ottime ragioni. E non è affatto detto che ciò sia un danno: in realtà è una opportunità di guadagno per tutti, compreso chi vive in Brianza.

Detesto citarmi, ma quanto sta accadendo oggi era già delineato in una mia riflessione pubblicata in questa rubrica nello scorso giugno, che magari aveva allora infastidito il torpore conservatore di qualcuno.

Pare che il fenomeno che stiamo vivendo, in sé per l’Europa davvero “epocale”, anche se ancora non così straripante, non abbia ancora un nome. Allora propongo sommessamente di chiamarlo per l’appunto “Perequazione etnica”, giacché in realtà non si tratta affatto di una migrazione.

Si tratta della redistribuzione fisica e biologica del gene umano sul Pianeta Terra: da zone con forte produzione umana ma capacità insediativa compromessa verso zone prospere ma con dinamiche demografiche in riduzione.

Detto più chiaro: la gente parte da luoghi dove si fanno tanti bambini ma dove è assai arduo crescerli in salute e nella speranza di una buona vita e viene nei nostri luoghi, dove invece facciamo davvero pochi bambini ma la speranza di benessere è ancora alta.

E’ la regola della Natura: ci piaccia o no, è la regola della Vita.

E’ un fenomeno normale nella storia di qualsiasi specie animale, solo che di solito gli umani lo fanno armi in pugno. Stavolta potremmo essere in grado di gestirlo in pace. Questo punto deve essere chiaro, però: il fenomeno va gestito, perché comunque avverrà e lo spostamento riguarderà milioni di individui. L’Europa in realtà è perfettamente in grado di accoglierli ma una simile alluvione non può avvenire senza qualche contraccolpo, sicché bisogna porre regole e qualche indirizzo ai flussi e nel breve periodo dobbiamo aspettarci un qualche dimagrimento delle aspettative di benessere economico di tutti noi.

Qualcuno oggi parla di “diritto alla migrazione”.

Non condivido affatto l’idea di accoppiare il concetto di “diritto” a quello di “migrazione”: nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo è già previsto il diritto di uscire dal proprio Paese e stabilirsi altrove, come quello di tornare poi nel proprio luogo di origine. Un diritto di “migrare in massa” però non ha senso. Il trasferimento di individui è un normale portato dell’interazione tra uomini in qualsiasi epoca. Lo spostamento di genti intere è invece un fatto storico: accade, non perché sia un diritto di qualcuno, ma perché semplicemente avviene fisicamente, come uno tsunami o un ricircolo delle correnti d’aria. E non si può fermare.

E’ intuibile per chiunque che ciò che è liquido, come l’acqua del mare ma anche quella del cielo, si sposta ad ondate o nembi cumuliformi e poi si scarica in ondate sempre più deboli, finché di nuovo si acquieta: raggiunge il suo equilibrio. Ecco perché parlare di “perequazione etnica”: perché oggi siamo all’inizio di un fenomeno di inondazione – e lavoriamo affinché sia pacifica – che dovremo accompagnare nei suoi flussi e riflussi, finché non avrà trovato requie ed armonia. Ma siamo solo all’inizio.

Di un dato possiamo essere certi: vista con gli occhi della Storia, questa perequazione etnica è positiva. Restituirà grande energia, nuovo sangue, alla civiltà Occidentale (lavoro e gioventù) e ci farà riscoprire la bellezza e il valore del nostro modo di vivere. Ma lo farà scoprire anche ad altri che oggi ne sono alieni, mentre darà modo a noi di arricchirci con la loro diversità vitale da noi. Nel tempo darà frutti di grande prosperità per l’Umanità intera. Alla faccia di chi ha pensato che il nuovo Eldorado fosse in Cina.

Dicono che l’ingresso di un noto museo parigino sia fregiato dal seguente motto attribuito ad Antoine de Saint Exupery, mitico autore del Piccolo Principe: “Si tu diffères de moi, frère, loin de me leser, tu m’enrichis”… “Se se diverso da me, fratello, lungi dall’offendermi, tu mi arricchisci”.

di Gigi Paganelli, avvocato

Commenti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here