Duomo Monza: visita del segretario del papa – le foto

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Monsignor Georg, visita e messa in Duomo a Monza

Duomo Monza, per una mattina la basilica dedicata a San Giovanni risplende di alabarde luccicanti e mantelle candide. Una di quelle occasioni dove anche i chierichetti sono vestiti “in alta uniforme” e ricevono “il predicozzo” preventivo dall’Arciprete su come comportarsi. Del resto a celebrare messa non c’è un parroco qualunque. Su tutti spicca la papalina color porpora di lui. Un ospite che definire speciale può sembrare riduttivo. Monsignor Georg Gänswein. Il prefetto della Casa pontificia. Già segretario particolare di Papa Benedetto XVI è stato in città. Una domenica da “incorniciare” per i monzesi presenti. Il prelato ha iniziato la sua visita molto presto. Già alle 8.30, infatti, era all’interno del Museo del Duomo. Visita privata alla Cappella di Teodolinda, alla “Corona Ferrea” e a quella di San Venceslao con cui fu incoronato re Carlo IV. Corona momentaneamente in mostra a Monza.

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Duomo Monza: La visita del segretario del papa

Per il prefetto della Casa pontificia è stata un’occasione per approfondire la conoscenza di Teodolinda. Testimone di una cultura di pace e della città da lei fondata. Monza appunto. Il momento liturgico che ha coinvolto l’intera città è stata la messa di mezzogiorno. Il cerimoniale della visita in Duomo era scandito da una prassi secolare. Pochi aggregati alla visita e ai piedi dell’altare, gli alabardieri del Duomo. Gli unici al mondo assieme alle guardie svizzere che possono entrare armati in chiesa. Seppur di modeste anche se coreografiche e scintillanti alabarde.

duomo monza segretario papa nuovabrianzaDuomo Monza: il personaggio

Al di là delle cariche e del ruolo che ha ricoperto e ricopre, Monsignor Gänswein, per tutti padre Georg, è un personaggio. Bello. Sin troppo. Capace di passare senza scomporsi dalla copertina di Vanity Fair al messale di ieri (domenica 23 ottobre ndr). Colto quasi da far impallidire i presenti. Italiano parlato correttamente con quell’inflessione tedesca che scandisce accenti e tonalità della lingua di Dante.

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Duomo Monza: scriba magnitudinis Christi

La messa cantata può essere un “supplizio” per le ginocchia costrette ad allenarsi e a lunghe pause in piedi. Ma tutti aspettavano il momento dell’omelia. Padre Georg veste i panni di Monsignor  Gänswein. Si avvicina al pulpito accanto all’altare con fare quasi timoroso. Quattro fogli in mano scritti in italiano. Non un discorso preparato. E’ la “predica” sul Vangelo di domenica. Una parabola, favola la chiama lui, di Luca. Il patrono di artisti e medici festeggiato il 18 ottobre. Quella del fariseo e del pubblicano peccatore.

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Duomo Monza: la predica

Padre Georg riesce a trasportare il concetto e la filosofia dello scritto di duemila anni fa ai tempi moderni. Lo fa senza pause e tentennamenti. Sbirciando con gli occhi ogni tanto sui foglietti scritti a mano. Quando inizia si capisce che il padre bello e magro, è pure intelligente. Sa come si cattura l’attenzione in una Monza che ha voglia di solennità e cerimonie pompose di un tempo. Forse per dimenticare tempi e i chiari di luna. Cita Dante Alighieri per definire il personaggio di Luca l’evangelista. Scriba magnitudinis Christi. Vola sul significato della parabola con parole chiare e dritte. Non annoia. Piace. Poi con un gesto della mano fulmineo quasi da prestigiatore, raccoglie i fogli. Si gira su se stesso e torna dietro all’altare. Da un Monsignor Provasi pienamente calato nel ruolo di “padrone” di casa. Dalle navate del Duomo, in fondo dove stanno i “pubblicani”, i peccatori citati nella parabola di Luca, commenti di approvazione. Ci voleva. Monza per un’ora ha sognato. Monza ha vissuto una grandeur che in città manca da troppo tempo.

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