Droga e politica: nei guai la sorella e il cognato di Ponzoni

Droga e politica, nei guai a Desio la sorella e il cognato di Massimo Ponzoni

Droga e politica a Desio. La parabola stupefacente di Laura, sorella “sfortunata” di Massimo Ponzoni, ex assessore regionale di Forza Italia nella giunta di Roberto Formigoni.

DROGA E ARRESTI: L’OPERAZIONE – E’ scattata, alle prime luci dell’ alba di martedì 23 febbraio, una grossa operazione antidroga condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Milano e di Monza. Sono stati 500 gli uomini tra Milano, Monza, Como, Foggia, Lecco, Lodi, Siena, Nuoro e Olbia-Tempio – Pausania impegnati nell’eseguire due ordinanze di custodia cautelare emesse dai Gip del Tribunale di Monza nei confronti di 50 persone, di cui 47 italiani, due marocchini e uno spagnolo.

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DROGA E POLITICA: L’INCHIESTA – Nei guai anche Laura Ponzoni e Argentino Cocozza, rispettivamente sorella e cognato dell’ex assessore all’ambiente della Regione Lombardia, Massimo Ponzoni. Figurano tra i 50 coinvolti nella maxi indagine per traffico e spaccio di droga. Entrambi sono stati raggiunti da ordinanza di custodia emessa dal Gip di Monza per spaccio di droga. Secondo le indagini, Cocozza agiva “sistematicamente e coadiuvato dalla moglie Laura Ponzoni”. L’uomo è stato arrestato e portato in carcere mentre Laura Ponzoni, già condannata per bancarotta, è stata raggiunta dal provvedimento di obbligo di firma. Secondo gli investigatori, Laura aiutava il marito Argentino Cocozza nell’attività di spaccio. Quest’ultimo aveva aperto un canale diretto con un fornitore di cocaina mentre la coniuge teneva i contatti con i clienti e nel caso riceveva direttamente gli acquirenti.

DROGA E POLITICA: ARGENTINO COCOZZA – Capello biondo tinto, coi boccoli alla Enzo Paolo Turchi, macchinone o una Fiat 500 ultimo modello elaborata. Argentino Cocozza, marito di Laura Ponzoni e fratello della ex moglie di Massimo Ponzoni (fratello e sorella Ponzoni avevano sposato fratello e sorella Cocozza ndr), non è mai passato inosservato. Sino agli inizi del 2010, la sua Porsche o le macchinone d’ordinanza troneggiavano spesso fuori dai Comitati elettorali di Ponzoni a Cesano Maderno come a Desio. Ma anche fuori dalla discoteche e ristoranti alla moda. Sapeva vivere, voleva vivere. Lui. Auto e modi fare usati come un simbolo delle “cose che andavano bene”. Imprenditore edile già chiacchierato, di poche parole e ancor meno amici, teneva un atteggiamento “defilato” rispetto alle vicende politiche del cognato Massimo. Dimostrava una disponibilità economica non indifferente anche se a volte lo vedevi in abiti da lavoro non proprio usciti dalla lavanderia. Poi lo sentivi parlare. E allora ti facevi delle domande. Tante. interrogativi superati di slancio dalla simpatia e dalle battute di cui era carico come il camioncino della sua ditta. Carico come le voci che lo inseguivano ad ogni passo. Allora erano in pochi che osavano domandarsi pubblicamente di come facesse ad ostentare una così grande sicurezza nonostante tutto. La risposta era sempre quella: il cognato Massimo, allora potente assessore all’Ecologia, intimo di Formigoni. Una parentela che stroncava qualunque dubbio e metteva a tacere anche i più riottosi che domande non facevano, ma passavano sempre alla cassa. Salvo poi ricominciare a spettegolare una volta usciti dalla porta.

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DROGA E POLITICA: LAURA PONZONI – Diversa dal marito era ed è Laura. Gracilina di fisico, non proprio una pin-up, ma forte nel carattere. Anzi micidiale. Ai tempi d’oro (2005/2011) si diceva che fosse l’unica persona di cui il fratello Massimo avesse paura e di cui temesse i giudizi. Era vero. A volte per far ragionare il secondo era necessario convincere la prima. Del resto lei che lavorava in Regione, del fratello conosceva pregi, ma soprattutto i difetti. Tra cui anche una generosità non sempre ricambiata. Non si poteva dire che la “finezza” fosse il forte di Laura, ma il suo atteggiamento ispido, ruvido, la sua eleganza a volte non proprio sobria di chi è partita dal nulla e si è trovato in mano una Ferrari, nascondevano una forte personalità. Lei comandava a bacchetta imprenditori venuti a perorare la causa davanti alla scrivania del fratello. Lei riceveva, blandiva e nel caso “infinocchiava” i politici (tutti o quasi nel centrodestra di allora, ma anche qualcuno depositato dal caso sulla sponda sinistra). Tutti cercavano di carpire la buona fede di Massimo per avere qualche briciola o più semplicemente perché fossero ricevuti alla corte del Celeste Formigoni. Un grande filtro, un polmone vitale per il fratello sottoposto a pressioni da qualunque parte si girasse. Laura aveva ed ha ancora una grande capacità organizzativa. Ricordo una cena elettorale di Forza Italia al Palazzetto dello Sport di Monza. Gli invitati erano 1.300 da tutta la Brianza. Tutti seduti al tavolo, arredamento elegante curato da un ristorante di lusso di Seregno, vino di qualità e ospiti di riguardo. Di assoluto riguardo. Guest star sul palco don Mazzi, Ezio Greggio e Enzo Iachetti con tanto di Gabibbo e le due veline al seguito. In sala ministri come Mariastella Gelmini ed altri “minori”, onorevoli, senatori, sindaci, consiglieri, politici del centrodestra tutti alla ricerca della benevolenza del leader Maximo Ponzoni. Lei coordinava tutto quanto ed era riuscita, in un moneto di rabbia per un intoppo organizzativo, pure a scandalizzare don Mazzi con una sequela di insulti rivolta ad una collaboratrice per avere toppato nel far sedere una persona al tavolo sbagliato. Sì perché allora, in quelle occasioni e in quei rituali a cui nessuno di Forza Italia osava sottrarsi, a definire lo status era anche la posizione al tavolo più o meno distante da quello dove erano seduti i maggiorenti del partito. Lei era così. Ruspante a volte “tagliata giù grosso” come il prosciutto toscano, ma guai considerarla “coatta”. Te lo faceva credere, ti faceva venire avanti e poi spietata “ti tagliava la testa” che a volte era una parolina nell’orecchio del fratello. Un soffio leggero, una croce sopra. Ma anche insulti non proprio da educanda. Quando le facevano qualche complimento sul suo fisico, lei si sentiva inorgoglita come tutte le donne. Fingeva. Poi si girava lentamente verso il suo interlocutore più prossimo e “tranciava” un giudizio che nel migliore dei casi era: “questo me la vuole mettere in quel posto” (a dire la verità in questo caso le sue parole erano ben altre, ma rendevano l’idea…). Dopo le vicende che, nel gennaio 2012, hanno portato in carcere Massimo Ponzoni e lei sul banco degli imputati per bancarotta, Laura aveva tenuto un comportamento di basso profilo, abbandonata da tanti di quelli che aveva gratificato. Inizialmente aveva cercato di rifarsi una vita lavorando in un negozio di scarpe, andando a bussare per un lavoro come impiegata. Niente. Solo porte in faccia. Evitata come la peste. Ed allora deve aver deciso di prendere la scorciatoia. Quella strada breve, nel suo caso quasi obbligata, davanti alla voglia di riscatto di chi era abituato a cenare a champagne e poi si è trovato con l’acqua minerale. E a volte nemmeno quella. Strada che porta in fretta in alto economicamente, facendoti credere nel ritorno dei bei tempi passati. Illusione che dura sino a quando i carabinieri non suonano al tuo citofono come hanno fatto martedì mattina con il suo. Uno squillo che l’ha riportata indietro di quattro anni a quella casella del “Monopoli della vita” da cui pensava di essere uscita. Ora è sola. E pensare che sino a pochi anni fa sedeva al tavolo dei potenti della Brianza, ma non solo. Anzi ne dettava il menù…

Marco Pirola

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