Diritto a nascer sani? Per la Cassazione non esiste

Il diritto a nascer sani non fa capo al feto per i giudici della Suprema Corte

Diritto, Italiani e Giustizia, un bel regalo di Natale: la recentissima sentenza delle Sezioni Unite della Corte Suprema di Cassazione: Non esiste un diritto a non nascere e nemmeno un diritto a nascer sani. Nell’ultimo commento di questa rubrica “Post Scriptum”, si è aperto un percorso di riflessione sullo strano rapporto che gli Italiani nutrono con il loro sistema di Giustizia, se non con l’idea stessa di Giustizia. Abbiamo analizzato anzitutto l’approccio, che appare errato, di chi la commenta senza sapere o spettacolarizza i casi per fare show business o, peggio, pubblicità.

DIRITTO E ROVESCIO – Durante la settimana appena trascorsa, quasi a farci un regalo di Natale (il natale nel senso più Luminoso della festa), le Sezioni Unite della Corte Suprema di Cassazione ci hanno offerto un’occasione di assumere un approccio più armonico e fruttuoso con la nostra Giustizia: quello per cui ogni sentenza, nella spese se scritta bene e con chiarezza da Giudici pienamente capaci e convinti di quello che stanno facendo per la vita delle persone, ha qualcosa da raccontare, da proporre, perfino da insegnare. Il 21 dicembre, chissà perché nel giorno del Solstizio d’Inverno, la Suprema Corte nella sua composizione più autorevole, si è espressa sul delicatissimo problema dell’esistenza del cosiddetto diritto a non nascere ovvero anche a nascer sani.

LA SENTENZA – è la numero 25767 del 2015 e questo è il link per andare a leggerla con calma e pazienza: http://www.cortedicassazione.it/cassazione-resources/resources/cms/documents/25767_12_2015.pdf. A sommesso avviso di chi scrive, è un inno alla vita nel senso più laico, ma sacro del termine. Si tratta in pratica di questo: se una persona nasce affetta da grave malattia, perché i medici che assistevano la madre durante la gravidanza non se ne sono accorti o non l’hanno debitamente informata, quella persona ha diritto ad essere risarcita in proprio per il fatto stesso di essere nata non sana? Stiamo parlando del danno diretto del bimbo, non di quello della madre sul quale, a determinate condizioni, non vi sono dubbi. La Suprema Corte ha stabilito che un diritto in proprio per il nato insano non sussiste. Con tale decisione, del tutto in linea con le norme e la giurisprudenza del resto del mondo Occidentale, la Corte ha disatteso (fortunatamente, aggiungiamo noi) gli auspici tanto dei ferventi cattolici, quanto dei ferventi laicisti.

IL NON DIRITTO DEL NASCITURO – In estrema e un po’ semplicistica sintesi, la Corte ha stabilito che il feto non è un soggetto di diritti, poiché resta fermo il principio per cui un essere umano è “persona” solo quando nasce. Con ciò ha deluso i “fideisti” (nella specie cattolici), che speravano di affermare una soggettività giuridica del feto, che avrebbe così scardinato il fondamento del diritto all’aborto nei limiti di quanto sancito dalla nostra Legge 22 maggio 1978 n.194. La Corte ha anche demolito le logiche dei “laicisti”, laddove ha escluso anche un diritto a nascere sani, poiché a ciò conseguirebbe un dovere generale della società civile di far nascere solo bambini sani o a non farli nascere affatto, se non sani. Ne deriverebbe una situazione demenziale, di effettiva “reificazione” (così si esprimono i Giudici) del feto e nella quale dovrebbe ricorrersi a qualsiasi espediente e tecnologia pur di impedire che un feto si sviluppi “viziato”, compresa l’eugenetica più sfrenata.

IL DILEMMA – A dar corda ad una di quelle due impostazioni, entrambe del tutto dogmatiche, si aprirebbero le fosse dell’inferno di logiche del tutto contraddittorie: se il bimbo ha diritto a non nascere o a nascer sano, chi decide per lui se sopprimere quando invece le malattie gravi siano diagnosticare? E se una madre decide di non abortire, il figlio ha poi diritto di farle causa? Invece la Corte ha scritto, in sostanza, una pagina di saggezza universale dell’Umanità, laddove ha ricordato che il fatto di soffrire di una malattia congenita o autogena (cioè non provocata dal fatto illecito di qualcuno) è una componente normale della Vita stessa e non è giusto cercarne un qualche colpevole, per la banale ragione che un colpevole non c’è… e non è nemmeno Dio, come qualche credente a volte si lascia andare a dire, bestemmiando per disperazione. Ecco, allora, qual è l’approccio “giusto” alla Giustizia: le sentenze si leggono e si commentano, poi si applicano laddove occorre, ma vanno accolte con la serenità che deriva da una consapevolezza: nella maggior parte dei casi, chi le scrive ha fatto il meglio che poteva per il bene delle persone coinvolte e della società civile. Se Vi è un senso nel Natale, nella Festa della Luce che Rinasce, ecco, questa sentenza della Suprema Corte ce lo restituisce, integro. E’ il senso più sacro e laico della Vita stessa: la Vita è quello che è. Sta a noi saperla accettare e consumare pienamente e il più possibile eticamente: così arriverà anche la tanto agognata e poco frequentata … Felicità.

Buon Natale.

Gigi Paganelli

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