Diossina Seveso: 40 anni di veleni

diossina seveso

Il 10 luglio 1976, ore 12.37 il primo disastro ambientale italiano

Diossina Seveso, un mostro che fa ancora paura. Quaranta anni fa nasce la “Brianza velenosa”. In un tranquillo sabato estivo del 1976 l’Italia e la Brianza cambiano per sempre. Oggi (domenica 10 luglio 2016 ndr) è tutto un “fiorire” di manifestazioni come quella dell’aprile scorso. Lo stesso Roberto Maroni, governatore della Lombardia sarà presente al bosco delle querce per le manifestazioni di rito. Silenzi, omissioni, clamore. Un disastro annunciato tardivamente che ha segnato per sempre la coscienza degli italiani.

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Diossina: la fabbrica dei “profumi”

Ore 12.37 del 10 luglio 1976. Nel reparto ‘B’ dello stabilimento Icmesa di Meda, che distilla il triclorofenolo, prende forma quello che sarà ricordato come il “primo choc ambientale italiano”. Catalogata come “fabbrica di profumi” l’Icmesa erano anni che dava problemi. Quel giorno un reattore si surriscalda. La valvola di sicurezza entra in funzione e impedisce l’esplosione dell’intera fabbrica, ma rilascia all’esterno una nuvola bianca. Impalpabile. Nonostante il colore rassicurante, quella nube è tutt’altro che innocua come volevano far credere. Contiene due chilogrammi di diossina, la Tcdd. La nuvola carica di veleno viene spinta dai venti verso i paesi vicini. Seveso, innanzitutto. Ma anche Cesano Maderno e Desio.

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Diossina Seveso: le omissioni e i silenzi

All’inizio, tra smentite e parziali ammissioni, in pochi si rendono conto della gravità. Il primo segnale inquietante, che fa scattare l’allarme è la morte di alcune pecore. Poi cominciano i malesseri delle popolazioni investite dalla nube tossica. Cinque giorni e vengono segnalati i primi casi di cloracne, con i volti e le braccia deformati da un eritema che può lasciare segni permanenti. Man mano che passa il tempo ci si rende conto che qualcosa di terribile è accaduto. Ma sono le analisi del laboratorio chimico provinciale di Milano a confermare ufficialmente la presenza di Tcdd nell’aria. È il 19 luglio, e finalmente l’azienda ammette che dallo stabilimento è fuoriuscita “diossina”.

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Diossina Seveso: il dramma

Allora pochi sanno di questa sostanza, così come nessuno (non essendoci alcun precedente) sa davvero quali provvedimenti adottare, quali precauzioni prendere di fronte a una sostanza che circola nell’aria e contro la quale non sembra esistere alcun tipo di barriera. Seveso viene divisa in zone, secondo il grado di pericolosità ambientale. Si comincia a parlare del rischio tumori. Ma soltanto il 24 luglio viene decisa l’evacuazione per gli abitanti dell’area più inquinata, mentre le colture vengono distrutte e gli animali da cortile vengono abbattuti. Il 7 agosto del 1976 il governo autorizza, tra inevitabili polemiche, gli aborti terapeutici per le donne della zona che ne avessero fatto richiesta. Verranno eseguiti alla Mangiagalli di Milano e a Desio. Ci sarà anche un “invito” del sindaco a non procreare per sei mesi.

Diossina Seveso: il disastro

Quel 10 luglio passerà alla storia come il disastro di Seveso. Un disastro di proporzioni enormi. L’ottavo di tutti i tempi secondo il Time, con uno strascico giudiziario durato anni sulle richieste di danni e risarcimenti miliardari. Un evento che ha però permesso di approvare nuove e più efficaci norme europee (la più nota è proprio la cosiddetta “direttiva Seveso”) che probabilmente hanno impedito altre tragedie e hanno aumentato la sicurezza ambientale.

Marco Pirola

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