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Assalto al gazebo della Lega da parte dei centri sociali e manifesti partigiani strappati nella notte

Destra e sinistra. La politica riempie il pomeriggio dei monzesi concentrati nello shopping.  Sabato abbiamo visto un po’ di tutto. Dagli automobilisti spazientiti bloccati in viale Cesare Battisti. Ai passanti del centro storico costretti a chiedere permesso per passare. Dai nipotini dei katanga di sessantottina memoria. Persino due ragazzine padane messe ad estremo baluardo di un gazebo poi travolto dalla furia dei Centri sociali. Pure la guerra dei social per denunciare il “grave atto di intimidazione”. Infine la solidarietà di tutti. “Compagnucci della parrocchietta” esclusi. Dalla Polizia in assetto anti sommossa come non si vedeva da tempo. Ai ragazzi di Lealtà ed Azione che hanno vinto la loro prova di forza. Un mini corteo e una sfilata. Persino abbiamo assistito allo spettacolino. Un onorevole (Ignazio La Russa) “digiamolo” sempre più caricatura di Fiorello il comico che lo imita. Impegnato in una discussione stile “lei non sa chi sono io” con i potenti d’Italia per far autorizzare il corteo. Ma anche abbiamo notato la corte dei miracoli attorno all’onorevole. Con tanto di candidato sindaco di Forza Italia finalmente esibito “coram populo”.

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Destra e sinistra: il manifesto e il gazebo

Il sabato stile anni Settanta inizia presto. Molto presto. Nella notte il manifesto dell’Anpi che ricorda la morte di Gianni Citterio, viene strappato. Mani ignote lo hanno fatto a pezzi con un taglierino. Proprio davanti alla lapide dove cadde ucciso dai tedeschi. La replica non si fa attendere. I “simpatici” compagni dei centri sociali restituiscono il favore al gazebo della Lega. Una postazione padana presidiata solo da due ragazzine. Demolita. Il filmato prontamente diffuso dall’onorevole social Paolo Grimoldi, ha un po’ del ridicolo. Non per colpa dell’onorevole. Si vede un militante comunista intento a prendersela con il gazebo. Ad un certo punto l’intrepido assalitore inciampa in un palo e sbatte la faccia. Come nelle comiche. Ma c’è poco da ridere. La reazione di sdegno si allarga oltre i confini padani. Pure Nicola Fuggetta, capogruppo dei Cinque Stelle, esprime solidarietà. Naturalmente con lo strumento preferito: il web. In coda altri esponenti politici della destra di opposizione e della sinistra di governo. Volantini strappati, gazebo distrutto, un po’ di spavento e grande soddisfazione per i nipotini dei katanga. Del resto prendersela con due ragazzine al grido di “fuori i fascisti dalle città” deve dare grande soddisfazione.

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Destra e sinistra: la sinistra

Più o meno una cinquantina i manifestanti del contro presidio antifascista. Sono sicuro che non gradiranno la cifra bassa. Potrei scrivere diecimila. Ma non lo erano. Sempre 50 i presenti dell’ala pura e dura. Rispetto a sette giorni prima ad Arcore, questa volta i rappresentanti della “sinistra incontinente” erano in netta minoranza rispetto ai giovani virgulti. Alcuni dei quali si erano da poco presi cura del gazebo della Lega. Non dovrebbe essere difficile sapere chi sono visto che nel filmato si vede benissimo la faccia. Ala dura e sinistra di governo. Divisi non solo in senso materiale.

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Destra e sinistra: Piazza Citterio ore 15

Da una parte Foa Boccaccio e Rifondazione comunista. Gli irriducibili del comunismo si sono posizionati all’imbocco di piazza Citterio. Dall’altra, in piazzetta ex Upim, l’Anpi e qualche politico come il senatore interista Loris Maconi. A chiudere qualsiasi passaggio conducesse verso Villa Reale, un muro di poliziotti. Presidiate anche le uscite parallele per impedire qualsiasi contatto con la sede di Lealtà ed Azione in via Dante. Nessun grido, nessuna protesta. Nemmeno uno slogan si sono levati dal presidio antifascista di piazza Citterio. Solo uno striscione e bandiere, quelle sì tante. Le bandiere nelle manifestazioni sono come i pani e pesci di evangelica memoria. Moltiplicano le persone dando percezione della folla che non c’è. Nei giorni precedenti erano stati numerosi i contatti tra rappresentanti di sinistra e prefettura. Obiettivo: quello di ottenere una “riduzione” della manifestazione delle destre. Presidio, ma non corteo. Risultato: uno a uno. Presidio da una parte e dall’altra. Il gruppo della sinistra, dopo circa tre quarti d’ora si è spostato verso piazza Carrobiolo da dove, poi, ha raggiunto l’Anpi. A fare le spese del trambusto numerosi monzesi infastiditi. Perché il sabato è giorno di shopping, non di protesta. La politica dovrebbe saperlo.

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Destra e sinistra: La destra di salotto

Dalla sede di via Dante il corteo dei ragazzi di destra sfila in mezzo alla strada. Lento, silenzioso e militaresco come vuole l’iconografia classica. Striscioni e bandiere arrotolate. In fila ordinata. Silenzio ben lungi dall’essere però mutismo. Sul piazzale antistante la Villa Reale c’è la destra “salottiera”. Quella elettorale. Quella che: speriamo finisca tutto in fretta perché ciò da fare. Gli astanti facevano capannello in attesa.

Destra e sinistra: la destra di popolo

Erano da poco passate le 15 quando Fausto Marchetti e Ciano Piazza in testa al serpentone di 500 giovanissimi partito dalla sede, si ricongiungono con Daniele Ponessa responsabile di Ades Monza e Brianza. Un esponente storico della destra non solo locale come Guido Giraudo attende in Villa, ordinato pure lui. Bandiere, cori, slogan:” Tito Boia”. Poi appare La Russa preceduto dalla sue truppe cammellate locali di Fratelli d’Italia. I proconsoli Riccardo De Corato e Paola Frassinetti seguiti come un’ombra da Rosario Mancino armato di megafono. Poco più in là i rappresentanti di Forza Italia. Redivivi, svegliati dal coma grazie alle imminenti elezioni. L’immarcescibile Pino Tozzi da Arcore che in una settimana è tornato giovane due volte. Il tentativo da parte di Fratelli d’Italia di impadronirsi della manifestazione è sin troppo evidente. Anche perché i rumors elettorali danno il ras di Paternò capolista alle prossime elezioni comunali. Un passaggio obbligato perché La Russa vuole puntare alla poltrona di senatore o onorevole proprio da queste parti. Legge elettorale permettendo.

Destra e sinistra: il siparietto dell’onorevole

Il buon Ignazio si attacca al telefono. Utilizza in pieno i buoni uffici della “batteria” della Camera (il centralino). Ed in perfetto stile “spezzeremo le reni alla Grecia” riesce a parlare con una miriade di funzionari addetti alla pubblica sicurezza. Argomento: il corteo vietato. Fax arrivato solamente la mattina di sabato agli organizzatori. Dopo aver fatto cinema e teatro, La Russa decide che una delegazione di Fratelli d’Italia marcerà verso viale Helvezia dove c’è una stele in ricordo della tragedia delle Foibe. Sapendo a malapena dove sta la Villa Reale, si fa scortare dai suoi ascari locali. Era quello che i ragazzi di Lealtà ed Azione aspettavano. Che se ne andasse. Partono gli slogan e la manifestazione entra nel vivo. Alta sale la voce contro il boia Tito. Poi la decisione di uscire in strada. Fanno pochi passi però. Perché, dopo una decina di metri dal cancello, la Polizia si schiera con un doppio cordone impedendo il passaggio. Fumogeni, urla, clacson suonati all’impazzata. Virata a sinistra della testa del corteo e rientro in Villa per la chiusura della manifestazione. Nessuno si è fatto male e tutti felici e contenti.

Marco Pirola

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