Clean City: Le mazzette, il gratta e vinci e il finto cane antidroga

SILENZIO – Se la famiglia Sangalli tace altri “cantano”. Giancarlo ai domiciliari, le due figlie Patrizia e Daniela (in cella assieme nel carcere monzese di via Sanquirico, confinante con la loro impresa) e il figlio Giorgio sono muti. Si sono tutti quanti avvalsi della facoltà di non rispondere. Non così Gabriella Di Giuseppe, funzionario del Comune di Monza, agli arresti in carcere per una mazzetta da 100mila euro. Fisico minuto, gracilina, una che camminava rasente i muri di piazza Trento e Trieste, è crollata quasi subito e sta riempiendo verbali su verbali sotto la “regia” di Salvatore Bellomo. Il primo anello debole della catena ha quindi ceduto. Il magistrato (Salvatore Bellomo) vista l’entità dell’operazione Clean City vuole andarci con i piedi di piombo. Non che gli manchino motivo e riscontri per procedere ad ulteriori contestazioni, ma visti i precedenti dell’inchiesta Infinito (con tanto di lite con Ilda Boccassini) questa volta ci penda almeno trecento volte prima di procedere oltre.

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Certo è che la mole di intercettazioni è enorme. Erano quasi due anni che la famiglia Sangalli veniva monitorata con intercettazioni ambientali quotidiane. Tra le migliaia ne vogliamo raccontare una che difficilmente troverete da altre parti se non sui verbali della Procura.

L’EPISODIO DA BARZELLETTA – Un anno e mezzo fa i finanzieri intercettano una telefonata tra Giorgio Sangalli e un politico romano. Si parla di soldi (100mila euro) e di un appalto da “sistemare”. Il figlio del re del cassonetto parte da Monza con la sua auto e una busta con dentro il denaro. Arriva alla stazione Termini dove deve consegnare i soldi all’uomo. E’ sicuro di sé Giorgio, in stazione c’è confusione e le intercettazioni ambientali sono difficili. La Finanza però sa il fatto suo. Per l’ora prevista del rendezvous viene organizzato un “finto” controllo antidroga con tanto di cane e finanziere travestito da tossico. Giorgio Sangalli viene lasciato ripartire, il politico invece viene fermato con la scusa di un banalissimo controllo antidroga e fatto annusare pure dal cane.

sangalli.nuovabrianza.itI finanzieri sono affabili e si mostrano anche scocciati per quel controllo di routine e si scusano pure. Trovano la busta. Non fanno nulla. Chiedono spiegazioni e l’uomo sostiene candido:”lì ho appena vinti al gratta e vinci”. Gli uomini della Finanza si mostrano contenti per lui. Gli fanno i complimenti per la vincita, gli ridanno la busta dopo aver contato i soldi. Fingono. Non sequestrano nulla. Non era quella la consegna ricevuta. Dovevano solo controllare se c’era la busta e si passano un po’ per ingenui continuando a fare i complimenti all’uomo per la vincita. Il politico (poi arrestato in questi giorni) tira un sospiro di sollievo e commette l’ennesima “cazzata”. Prende il telefono (sotto controllo pure quello) e richiama Giorgio Sangalli. “Giorgio, non ci crederai, mi hanno fermato quei coglioni della Finanza (testuale nell’intercettazione ndr) gli ho detto che li ho vinti al gratta e vinci e ci hanno creduto. Sono proprio dei coglioni”. Tutto registrato e agli atti. Un anno e mezzo dopo gli stessi finanzieri presentano il conto all’imprenditore monzese suonando al campanello della sua abitazione per arrestarlo.

Sin qui vita la verità come la conosciamo noi. Non abbiamo dubbi però che i finanzieri che lo hanno portato dietro le sbarre, oltre all’atto di citazione, gli abbiamo portato i saluti dei “colleghi” definiti con un termine così poco gentile”. E secondo noi, pure le “rimostranze” del finto cane antidroga.

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