Chi sale chi scende (18 Novembre 2013)

chi sale chi scende ottobre

SALGONO

 pippo-civati-sistemata PIPPO CIVATI
Contro i brontosauri del Pd brianzolo ha vita facile nei circoli targati Pd dove l’anima esiste ancora. Ha contro i capibastone e questa è la sua forza. Dai custodi dell’ortodossia comunista targata secolo scorso come Enrico Brambilla allo Zio Ponti, il Gigi di Cesano, il pretino del Pd. Da Roberto Scanagatti, uomo di partito prima che sindaco di Monza ad Alessia Mosca da Biassono più o meno coetanea di Pippo, ma soprattutto un tempo molto vicina alla scrivania del presidente del consiglio Enrico Letta. Agli inginocchiatoi o inginocchiarsi dei primi preferisce una nuova linea che non passa dalle scrivanie (incarichi). I maligni dicono che è un “fighetto”, aristocratico essendo nato all’ombra del duomo di Monza. Un tipo alla Josè Altafini anche se lui avrebbe preferito magari il Del Piero immortalato in uno dei suoi libri. A differenza della sua squadra del cuore (la Juventus) lui non parla agli arbitri (i big del partito) va direttamente al cuore della curva sud a sussurrare ai tifosi.
  MIMMO GUERRIERO
Ieri al circolino Pd di viale Libertà sembrava un bambino con gli occhi lucidi a cui avevano appena regalato la maglietta della squadra del cuore (l’Inter). C’era Pippo Civati che veniva a votare nella sezione storica e lui il sindacalista dagli occhi azzurri, il fedelissimo, era già mobilitato sin dalle prime ore del mattino. Mimmo è uomo di squadra, un onesto centrocampista alla Lele Oriali che ha dato al Pd più di quanto abbia ricevuto. Ora con Pippo, suo amico da sempre, gioca la sua finale di coppa campioni. Sulla fascia, rigorosamente a sinistra, in attacco. Almeno a Monza devono correre dietro a lui..
 romani-scende PAOLO ROMANI

Diavolo di un Romani (il paragone con Belzebù, visto che è massone dichiarato, non potrà che fargli piacere) è riuscito a rimanere a galla un’altra volta. Nei giorni della lotta tra falchi, colombe del Pdl lui è rimasto alla finistra in attesa che i rivali si scannassero. Poi ha scelto le pitonesse. E visti i suoi trascorsi paratelevisivi come poteva essere diversamente… In Brianza si è rimangiato il partito o meglio ciò che resta. Dopo aver fallito miseramente come assessore all’Urbanista a Monza ha rimesso la mani su Forza Italia. Quando non c’è parla attraverso l’oracolo del figlio Federico che porta agli adepti forza italioti il verbo del padre. Come nel caso della sua nomina a vicecapogruppo in Provincia. Nessuno parla, pochi fiatano, tutti accettano la sudditanza del già ministro. Del resto dopo aver piazzato la moglie Patrizia Zea in un Cda di una municipalizzata in Brianza. Dopo aver sistemato il rampollo Federico in un collegio blindato in Provincia. Dopo avergli “comprato” la casa a 100 metri da via Grossi. Dopo aver lasciato una schiera di fedeli esecutori come non possiamo dire che la Brianza è tecnologicamente all’avanguardia? Almeno nella banda larga…

 

SCENDONO

 centemero-scende ELENA CENTEMERO
Per rimanere a galla in un recente passato aveva abbracciato (politicamente) Maurizio Lupi e quello che resta del movimento di Don Giussani. Una poltrona val bene qualche messa. Figurati quella di onorevole. Ora per rimanere in sella “abiura” e ritorna nella braccia di Berlusconi. Quale sia l’apporto alla causa della Brianza della Madonna di Pompei che lacrima davanti alle difficoltà del mondo, non si è mai saputo sin dalla sua prima elezione. Eppure rimane sempre in sella. Forte del padre che frequentava Arcore e la sede del Pdl monzese come elettricista. Ma soprattutto fortissima di essere stata la “bambinania” o insegnante di sostegno di Barbara e Luigino figli del capo. Se questi sono i nuovi criteri del nuovo che avanza (Forza Italia) assomigliano molto ai vecchi del 1994 e lei avrà carriera lunga a differenza dei portatori d’acqua di cui è circondata
FEDERICO ROMANI
Nel tempo ha trovato la sua naturale collocazione. Fare l’oracolo del padre Paolo. E’ lui che elabora (si fa per dire) i concetti politici dell’illustre genitore e li adatta alla Brianza. Poi viene in via Tommaso Grossi vicino a casa e laggiù rende partecipi gli astanti delle direttive impartite. Come nel caso della sua nomina a vicecapogruppo nella Provincia morente. Nomina che avrebbe dovuto essere la summa del lavoro di questi cinque anni. Una sorta di premio per chi ha lavorato. In realtà il figliolo dell’ex ministro si è distinto in molte cose. A parte la casa comperata a due passi da via Grossi. Soprattutto si è notato per il suo suv parcheggiato sul marciapiede con le quattro frecce ogniqualvolta c’era da firmare il registro della Commissione di cui è presidente. Ma non ci siamo preoccupati più di tanto. Una volta firmato il registro Federico in una manciata di minuti, provvedeva a togliere l’auto dal divieto di sosta facendo perdere le proprie tracce sino alla prossima commissione.
  STEFANO CARUGO
Il cardiologo di Dio è preoccupato. Non per le condizioni di salute di Nostro Signore Gesù, ma per come si stanno mettendo le cose sul territorio dove è stato eletto. La Brianza. Se è vero come è vero che suo papà politico (Roberto Formigoni) può vantare nove consiglieri regionali sui 19 che formavano il Pdl, in Brianza più che il cardiologo di Dio assomiglia a san Giovanni Battista che predica nel deserto. Solo. Senza alleati e con il fiato di Fabrizio Sala e Paolo Romani sul collo. Sarà anche consigliere regionale, ma il territorio sta con Formigoni non con Alfano quindi nelle nomine prossime venture su Asl e ospedali cui il cardiologo di Dio è sempre stato “sensibile” certamente potrà riscuotere la sua cambiale. Altrove. Il rischio è che il territorio (leggi suoi ex correligionari del Pdl) faccia scoppiare una rivolta. Dovrà così correre per non farsi prendere dagli avversari le maratone cui partecipa non gli basteranno

 

 

 

 

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