Brianza: Corruzione e appalti: tutti i nomi di politici e imprenditori

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Ore 14.00 – L’inchiesta “Clean City” è stata presentata questa mattina, verso mezzogiorno, a Milano. Guardia di finanza e Procura hanno presentato i risultati di un’inchiesta che vede 26 arresti di cui 14 in carcere e 12 ai domiciliari, oltre 15 persone indagate con obbligo di residenza. Le accuse a vario titolo di corruzione, turbativa d’asta pubblica, truffa aggravata ai danni di Ente pubblico ed emissione di fatture false. I militari hanno sequestrato beni in titoli, immobili e soldi per 14 milioni di euro e appalti che secondo la magistratura sarebbero stati pilotati per 260milioni. 

L’INCHIESTA – Oltre 18.500 pagine di ordinanza di custodia cautelare per l’operazione “Clean City” – città pulirà – che ha visto impegnati sul campo oltre 200 militari della Guardia di finanza coordinati dai sostituti procuratori di Monza, Salvatore Bellomo e Giulia Rizzo. Al centro delle indagini, la Sangalli Giancarlo & C. Srl. Giancarlo Sangalli si trova attualmente ai domiciliari mentre i figli Patrizia, Daniela e Giorgio si trovano in carcere. Secondo l’accusa sarebbero “l’epicentro di un sistema correttivo” per essersi aggiudicati appalti per una valute di 260 milioni di euro attraverso tangenti versate a politici locali e funzionari, adoperatisi direttamente o indirettamente per manipolare le procedure di gara. L’operazione è scattata alle prime ore dell’alba non soltanto in Lombardia, ma anche in Piemonte, Lazio e Puglia su disposizione del Gip Claudio Tranquillo. I capi d’imputazione sono a vario titolo corruzione, turbativa d’asta pubblica, truffa aggravata ai danni di ente pubblico ed emissione di fatture false. La Finanza ha sequestrato in titoli ed immobili un patrimonio per un valore di circa 14 milioni di euro. Si tratta, secondo gli inquirenti, del profitto e del prezzo della corruzione contestata alle persone coinvolte nelle indagini. Attualmente sono in corso anche acquisizioni di materiale nei Comuni di Monza, Pioltello, Peschiera Borromeo, Andria e Frosinone, oltre agli uffici della Metropolitana Milanese. 

GLI APPALTI – Sono diversi e disseminati per l’Italia gli appalti pubblici vinti dalla Sangalli che  finiti sotto la lente della Procura.

1) Raccolta dei rifiuti del Comune di Monza. L’appalto fu assegnato nel 2009 quando era assessore all’Ambiente (oggi ai domiciliari) Giovanni Antonicelli. Valore complessivo: 127 milioni di euro. Qui sono indagati per corruzione lo stesso Antonicelli, la dirigente del Settore Ambiente del Comune, Gabriella Di Giuseppe (in carcere), il presidente della commissione Ambiente dell’epoca e uno dei componenti della stessa, Antonio Gabetta e Daniele Petrucci, entrambi con obbligo di dimora, oltre a Claudio Brambilla – ex capo di gabinetto della giunta Mariani e attualmente segretario comunale in alcuni Comuni di Lecco e Bergamo – oltre al consulente per predisporre il capitolato Stefano Mambretti (ai domiciliari) e il presidente e il direttore generale di Amsa Milano, Sergio Galimberi e Salvatore Cappello. Per entrambi è scattato l’ordine di dimora. Secondo la Procura la famiglia Sangalli avrebbe versato una maxi tangente da 1 milioni di euro, suddivisa tra politici e funzionari, per pilotare i lavori della commissione Ambiente e nominarne i membri, mentre un altro milione e mezzo sarebbe andato ai vertici di Amsa per non partecipare alla gara aggiudicata così alla Sangalli.

2)  Manutenzione del cimitero Comunale di Monza. L’appalto fu assegnato nel 2010 per un valore di 3,5 milioni di euro. Qui la Sangalli si aggiudicò l’appalto in Ati con la Malegori. Roberto Malegori è attualmente ai domiciliari ed indagato per corruzione. Nei guai anche Antonio Esena, in carcere, geometra del Comune incaricato di controllare la regolarità dell’appalto, cosa che avrebbe omesso di fare in cambio di denaro.

3) Appalto per la raccolta di rifiuti del Comune di Andria e Canosa. L’appalto, assegnato nel 2011, ha un valore di 90 milioni di euro. Qui è indagato per corruzione l’attuale assessore del Comune di Andria, Francesco Lotito, attualmente in carcere. Responsabilità sono state individuate anche per un intermediario nelle trattative, Vincenzo Caputi e per Gianpietro Zanini, dirigente dell’impresa monzese. Entrambi questi ultimi si trovano ai domiliari. La tangente concordata per ottenere i lavori, grazie ad un capitolato anche in questo caso “ritagliato” ad hoc sulla Sangalli, sarebbe stata quantificata in 1 milione di euro;

4) Appalto per la raccolta dei rifiuti nel comune di Frosinone. L’appalto, per un valore di 25 milioni di euro, non è ancora stato assegnato. Ma l’accusa di corruzione è arrivata per Fulvio De Santis, vicesindaco in carica e assessore all’Ambiente. Guai anche per l’architetto, intermediario, Giovanni Battista Ricciotti. Entrambi sono in carcere. I militari hanno monitorato e registrato gli incontro durante i quali sono state definite le procedure per pilotare la gara, in cambio di ricompense in caso di affidamento dell’appalto alla Sangalli.

5) Appalti della Metropolitana Milanese S.p.a. Si tratta di appalti per la pulizia di spurghi, manutenzione tombini e griglie corsi d’acqua che sono stati assegnati tra il 2002 e il 2012 per un valore di 13 milioni e mezzo.  Indagati due funzionari del Servizio idrico integrato di M.M., Riccardo Zanella, attualmente ancora in servizio, e Vincenzo Dodaro, oggi in pensione, entrambi finiti in carcere. Con loro, ai domiciliari, Stefano Stucchi e Paolo Genovese, oltre a Carlo Alfonso Barzaghi, Luigi Massimo Samele, Daniele D’Alfonso, Marco Mauri, Dario Morganti, Alberto Marazzato, Claudio Zaccagnini, Giulio e Tullio Zanetti. Per loro è stato disposto l’obbligo di dimora. Ai domiciliari invece Laura Milanesi, dipendente della Sangalli. Anche in questo caso i funzionari si sarebbero adoperati per redigere capitolati favorendo la Sangalli, mentre gli imprenditori, ripresi a loro insaputa dai finanzieri durante una riunione, si sono accordati illecitamente per spartirsi alcuni lotti. Secondo quanto emerge dall’inchiesta Metropolitana Milanese avrebbe subito una truffa per 210mila euro di costi in smaltimento fanghi gonfiati ad arte.

6) Rinnovo del contratto di servizio della raccolta dei rifiuti del Comune di Pioltello. L’appalto, rinnovato nel 2013, ammonta a 7,5 milioni di euro. Qui è indagato il sindaco Antonio Concas, finito in carcere questa mattina, con l’accusa di avere ricevuto 20mila euro per prorogare il contratto alla Sangalli.

7) Caso Brianzacque. Secondo l’inchiesta, l’ex presidente Oronzo Raho – finito ai domiciliari – si sarebbe adoperato per far affidare alla Sangalli l’indagine di mercato per individuare l’immobile ove stabilire la sede della società, in cambio della promessa di acquisto di un appartamento vicino a Nizza per il quale Raho si era posto come intermediario tra i Sangalli e un privato. Indagato anche un funzionario di Brianzacque, Francesco Rizzuto, in carcere, che nel dicembre 2012 avrebbe rivelato ai Sangalli le cifre indicate dai concorrenti prima della scadenza dei termini di presentazione delle offerte.

8) Pi.Gi.Emme. Si tratta di lavori affidati dal Comune di Monza e che sarebbero riconducibili a Giuseppe Esposito, più noto come “Peppe u curto”, attualmente agli arresti perché ritenuto capo di un’organizzazione camorristica operante a Monza. Il filone è quello che aveva già portato in carcere l’ex assessore Giovanni Antonicelli. Ai domiciliari in questo filone anche l’amministratrice di Pi.Gi.Emme, Stefania Giorgini.

IL MODUS – Secondo la magistratura l’azienda Sangalli avrebbe creato fondi neri necessari a corrompere funzionari e politici attraverso sovrafatturazioni da parte di aziende compiacenti. Spese gonfiate per creare delle provviste in nero per almeno 700mila euro. Su questa base è finito in carcere Giancarlo Tullio, Enzo Silvio e Stefano Stella (con obbligo di dimora) che fanno capo rispettivamente a Scau Ecologia di Ceccano, in provincia di Frosinone, e Stella Plast di Lissone, accusati di emissione di fatture false.

LE REAZIONI – Il primo e unico a prendere la parola in Comune, il sindaco Roberto Scanagatti, all’epoca dell’appalto capo dell’opposizione:  “Si tratta di fatti gravi, riconducibili alla precedente Amministrazione – ha detto oggi durante una conferenza stampa convocata ad hoc – che coinvolgono l’azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti in città, ex amministratori pubblici monzesi e due funzionari del Comune di Monza. L’inchiesta, come è stato riconosciuto anche dagli inquirenti e dalla Procura, ha visto nei mesi scorsi la piena e attiva collaborazione dell’attuale Amministrazione e degli uffici, che hanno messo a disposizione della magistratura e degli investigatori tutti gli atti richiesti: nessun cassetto è rimasto chiuso”. Per quanto riguarda il servizio di raccolta rifiuti, il sindaco ha assicurato che non subirà alcuna variazione. Resta il problema dei funzionari coinvolti, che lavoravano ancora in Comune: “Auspicando che siano rapidamente accertati i fatti – ha precisato Scanagatti – abbiamo già provveduto a individuare le figure per garantire la continuità dell’attività amministrativa nel settore coinvolto. Come responsabile dell’Amministrazione tutelerò in ogni sede l’immagine del Comune e dei dipendenti che quotidianamente compiono il loro dovere in un periodo di grande difficoltà per gli enti locali”.

Sulla stessa linea anche Brianzacque: “Affermiamo la piena fiducia nell’operato della magistratura – fanno sapere con una nota stampa – mettendoci a disposizione degli organi inquirenti per gli accertamenti dei fatti. Ci riserviamo di adottare tutti i provvedimenti opportuni ad esito delle verifiche in corso e nel caso in cui si accertino singole responsabilità da parte di chi ha operato in nome e per conto dell’azienda.

 

Ore 12.00 –  Si delineano i contorni della maxi operazione “Clean City” scattata questa notte e condotta dagli uomini della Guardia di finanza su mandato del Tribunale di Monza. Come  annunciato confermati i 26 arresti dei quali 14 in carcere e 12 ai domiciliari, oltre a 15 indagati con obbligo di residenza. Le accuse a vario titolo di corruzione, turbativa d’asta pubblicatruffa aggravata ai danni di Ente pubblico ed emissione di fatture false. I militari hanno sequestrato beni in titoli, immobili e soldi per 14 milioni di euro e appalti che secondo la magistratura sarebbero stati pilotati per 260milioni. L’ordinanza di custodia conta 18.500 pagine che girano tutte attorno all’azienda Sangalli e agli appalti non solo della pulizia cittadina, ma anche di altre città d’Italia dove l’azienda si era aggiudicata altri lavori. Giancarlo Sangalli si trova attualmente ai domiciliari, mentre i tre figli Patrizia, Daniela e Giorgio sono stati arrestati e tradotti in carcere su disposizione del Gip Claudio Tranquillo. Secondo l’accusa si sarebbero aggiudicati appalti milionari grazie ad un “sistema corruttivo” e al pagamento di tangenti a politici locali e funzionari pubblici. Tra gli indagati – con obbligo di dimora – anche il consigliere provinciale Daniele Petrucci e l’ex consigliere comunale Antonio Gabetta. Il sindaco coinvolto è invece quello di Pioltello, Antonio Concas. Nell’elenco degli indagati risultano anche Claudio Brambilla, all’epoca dei fatti membro della commissione che assegnò l’appalto della pulizia monzese ed attuale segretario comunale in vari Comuni della Provincia di Lecco e Bermago, ma anche Stefano Mambretti (sono entrambi ai domiciliari) e il presidente e il direttore generale di Amsa Milano, Sergio Galimberti e Salvatore Cappello, entrambi con obbligo di dimora. Nel mirino della giustizia anche la dirigente del settore ambiente del Comune di Monza, Gabriella Di Giuseppe, che si trova attualmente in carcere. Ai domiciliari da mesi, c’è anche Giovanni Antonicelli, allora assessore monzese all’Ambiente. Tra gli indagati, anche qui ai domiciliari, c’è  Roberto Malegori, titolare della nota azienda florovivaistica e Antonio Esena, geometra del Comune finito in carcere durante l’operazione, il quale all’epoca aveva il compito di controllare la regolarità dell’appalto della raccolta rifiuti a Monza affidato poi alla Sangalli stessa. Fuori dalla Brianza nei guai per un appalto analogo l’attuale assessore del Comune di Andria, Francesco Lotito.  Sono diversi gli appalti pubblici vinti dalla Sangalli e finiti nella lente dei magistrati e della Finanza. Un giro di quasi 300 milioni di euro per i quali sarebbero state versate cospicue mazzette. A cominciare proprio da quello per la raccolta dei rifiuti di Monza, assegnato nel 2009 per 127 milioni di euro e che già all’epoca aveva sollevato parecchio scalpore. Per i magistrati monzesi la famiglia Sangalli avrebbe corrisposto una maxi tangente di oltre un milione di euro per politici e funzionari, affinché si potesse condizionare il lavoro della commissione Ambiente e la nomina dei membri della stessa. Un altro milione e mezzo sarebbe stato versato ai due vertici di Amsa per evitare che quest’ultima partecipasse alla gara. Tra le pagine dell’ordinanza spunta anche la manutenzione del cimitero di Monza, assegnata nel 2010 all’Ati formata da Malegori e Sangalli per un valore di 3,5 milioni di euro. I militari della Gdf hanno sequestrato titoli e immobili per un valore di 14 milioni di euro. Secondo la tesi della Procura si tratterebbe di profitti e prezzi della corruzione. Nella mattinata sono proseguite le operazioni di acquisizione di materiale presso i Comuni di Monza, Pioltello, Peschiera Borromeo, Andria, Frosinone e negli uffici di Metropolitana Milanese. L’inchiesta è condotta dai pm Salvatore Bellomo e Giulia Rizzo.

Ore 11.00 – Il sindaco di Monza, Roberto Scanagatti, ha annunciato per mezzogiorno una conferenza stampa. Il Comune fa sapere di attendere i risultati delle indagini e di avere, già negli scorsi mesi, dato disponibilità massima agli inquirenti.

Ore 10.00 – Giancarlo Sangalli e i figli sono indagati a vario titolo per tangenti. Il capofamiglia è ai domiciliari mentre i figli sono stati arrestati e tradotti nel carcere di Monza. A mezzogiorno si terrà una conferenza stampa a Milano che fornirà i contorni dell’operazione “Clean City”.

Ore 9.00 – Una maxi operazione della Guardia di finanza è scattata nella notte. Si parla di appalti e tangenti per un giro d’affari di oltre duecento milioni di euro in appalti. Sarebbe coinvolta l’azienda Sangalli di Monza.

Simona Calvi 

 

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