Brianza: industria a pezzi, anche Ibm conferma i licenziamenti

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Brianza, Ibm niente lavoro ed impiegati a casa. Lavorare meno per lavorare tutti, ma i proprietari della multinazionale statunitense non ci sentono da quest’orecchio. L’industria brianzola è a pezzi. Licenziamenti, cassa integrazione, esuberi, gente senza lavoro insomma. Micron, Alcatel, St ed ora Ibm. La multinazionale Ibm conferma gli esuberi annunciati e sbatte la porta in faccia a contratti di solidarietà. Il risultato della prima giornata di trattative nella sede milanese di Assolombarda. Ibm non ha fatto passi indietro e conferma i licenziamenti. I tagli a livello nazionale sono 290. Di questi 11 a Vimercate, nel settore servizi divisione Global Technology Services. Niente da fare, ad oggi, per la proposta dei sindacati che avevano proposto la riduzione di orari e stipendi. Lavorare meno per lavorare tutti, un vecchio slogan che ritorna prepotentemente di attualità.

L’operazione di “svuotamento” dell’Ibm è cominciata nel 2011, quando ci fu il trasferimento di 900 addetti dalla Brianza agli uffici dell’hinterland milanese. Svuotando di fatto lo storico presidio di Velasca, dove fino a pochi anni fa lavoravano 3mila persone alle dipendenze della multinazionale statunitense. Oggi su via Lecco a Vimercate “girano” 270 lavoratori, di cui solo un centinaio fissi al lavoro ogni giorno nella palazzina. Gli altri sono per la maggior parte tecnici impegnati nell’assistenza alla clientela. Appuntamento per il secondo round, il 5 marzo con l’ennesima trattativa nella sede di Assolombarda.

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