Brianza: Acciaio in cambio di ferraglia

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Acciaio puro in cambio di scarti. Un duplice guadagno dietro le spalle sia di chi produceva sia di chi avrebbe utilizzato quel materiale. La Polizia provinciale ha scoperto e bloccato una banda di sei persone accusate ora di associazione a delinquere, appropriazione indebita e smaltimento illecito di rifiuti. L’operazione, ribattezzata “Ironman” è durata quattro mesi e si è conclusa proprio negli scorsi giorni. Tutto è nato da una stranezza notata da un imprenditore dell’hinterland milanese che era arrivato a rivolgersi ad un investigatore privato per scoprire se alcuni dipendenti si stavano impadronendo illecitamente dell’acciaio prodotto. Il valore della merce, poi come scoperto effettivamente sottratta, attorno ai 2 milioni di euro. Da qui l’intervento della Provinciale su mandato della Procura. Gli uomini del comandante Flavio Zanardo hanno allora iniziato gli appostamenti e le intercettazioni telefoniche, oltre ad utilizzare localizzatori satellitari per scoprire dove finiva la merce sottratta. Così è venuto fuori il traffico tanto ingegnoso quanto illecito.

Gli autisti dell’azienda – che avevano il compito di trasportare acciaio verso una fonderia di Vicenza a bordo di tir – avevano trovato in Brianza, tra Agrate e Caponago, un’azienda attiva nel commercio di materiali ferrosi, che si era resa disponibile a sostituire l’acciaio inox rubato con rottami e rifiuti ferrosi, depositati presso la ditta brianzola per lo smaltimento.Il guadagno per l’azienda di Caponago – hanno spiegato oggi gli investigatori – era quindi duplice: da un lato riceveva ad ottimo prezzo acciaio pregiato – che pagava cash agli autisti infedeli – e dall’altro si liberava degli scarti, risparmiando sui costi di smaltimento e facendoli confluire nella fonderia vicentina. Il tutto avveniva verso le 4 di notte attraverso un altrettanto elaborato piano. Tre tir partivano dall’azienda con l’acciaio buono, ma giunti al casello di Agrate, uno di essi usciva per dirigersi all’azienda “rifilatrice”. A controllare che tutto funzionasse secondo i piani erano gli stessi autisti coinvolti, a turno. Un volta scaricato l’acciaio e caricati gli scarti ferrori, il Tir ripartiva e si ricongiungeva con gli altri due lungo la Milano – Venezia.

Il blitz è scattato e gli agenti della Provinciale hanno identificato i tre dipendenti della ditta della provincia di Milano: due italiani L.C. di 47 anni e D.V.I. di anni 50 e un rumeno di 30 anni D.S.C. Coinvolti, inoltre, i due titolari dell’azienda brianzola, T.R.S. italiano di origini argentine di 35 anni e M.C. di 55 anni.  Ultimo componente della banda un autotrasportatore esterno di Bolzano, C.I. di 40 anni, un padroncino che concorreva alle attività illecite. Il traffico illecito garantiva a tutti un altro tenore di vita. Le indagini, infatti, parlano di auto di lusso e anche di cocaina. Nelle loro abitazioni sono stati sequestrati circa 12.000 euro in contanti, una ventina di cellulari, 6 coltelli a serramanico, qualche grammo di hascisch (detenuto per uso personale), 10 fucili da caccia con circa mille munizioni. Sul titolare dell’azienda di Caponago pende tra l’altro una seconda accusa per un’indagine in capo alla Procura di Macerata relativa al commercio di silicio cinese.

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