Barbari, infedeli, emigranti, clandestini… razza Umana.

monza immigrati

Cosa c’entrano le parole di Maroni con “mafia capitale”, con la nostra storia e con la nostra anima.

Di Gigi Paganelli

immigrati

I Greci chiamavano “barbari” tutti i popoli che li circondavano: quelli che ritenevano meno civili di loro.
I Greci furono invasi dal macedone Alessandro Magno. Così dovettero mutare il loro modo di pensare.

Generarono la Koiné: uno spazio di grande espansione della cultura ellenistica nel mondo mediterraneo orientale.

Continuarono a considerare barbari i Romani. Furono invasi anche da Roma. E quella volta la loro cultura trovò enorme espansione anche verso occidente.

I Romani giustamente si credevano eredi della cultura greca. Si misero a chiamare “barbari” tutti i popoli che ritenevano inferiori a loro. Qualche imperatore fece sforzi per assorbire i popoli che arrivavano dal Nord ma Roma non era più politicamente attrezzata per gestire un impero e il popolo non era disponibile al dialogo coi Barbari, che considerava pericolosi usurpatori del suo benessere.

Alla fine i Goti, che venivano dai Balcani, saccheggiarono Roma.

Qualche secolo dopo, i barbari che imperversavano in tutto l’ex impero si fecero tutti cristiani e, sotto la guida di uno di loro, tale Carlo Magno, si inventarono un Sacro Romano Impero.

Chiamavano sprezzantemente “Infedeli” i popoli diversi da loro. Gli altri li ricambiavano con la stessa moneta. Tra crociate e guerre sante, invasioni e controinvasioni, alcune aree d’Europa furono permeate di cultura araba e turca.

Passano i secoli, dopo l’Unità d’Italia i Lombardi si sentono un po’ i nuovi ricchi e potenti, si ritrovano in casa centinaia di migliaia di altri Italiani che vengono per lo più da Sud. Non li chiamano barbari né infedeli ma, con lo stesso atteggiamento sprezzante, emigranti (ad andar bene) o “terroni”.

Ora siamo infiltrati e tra breve saremo naturalmente allagati da una nuova ondata di nuovi Barbari, Infedeli, Emigranti e, per identificarli, li chiamiamo “Clandestini”. Dietro alla denominazione s’intravvede sempre la stessa matrice di fastidio e spregio, e paura.

Questo fenomeno d’immigrazione di massa, comunque, é ormai di dimensioni epocali: in tutta Europa sono già milioni. Rientra tra le cose che, come la storia insegna, accadono anche se non ci piacciono.

Un flusso umano così forte non si risolve con qualche “legge anti-immigrazione” né, tanto meno, mantenendo nel nostro ordinamento un reato così (tecnicamente) ridicolo come quello di “immigrazione clandestina”, grazie al quale stiamo solo intasando le nostre aule e cancellerie penali di procedimenti inutili, che poi ci rendono anche arduo celebrare per tempo i processi per i reati veri.

Occorre dunque trovare, e alla svelta, una chiave interpretativa forte che ci consenta di superare l’emotività quotidianamente scatenata da notizie tremende come il braccio mozzato con un machete al ferroviere da una gang di latino-americani su un treno all’ingresso della nostra Milano dell’Expo.

Occorrono principi saldi e condivisi che fondino una strategia civile comune per affrontare il fiume di gente che sta arrivando.

Un prete, uno vero, tipo “Francesco” Bergoglio per intenderci, invocherebbe a questo punto l’idea che – magari – siamo tutti “Fratelli”.

Ma noi che siamo Scienza e non Fede, abbiamo il dovere di cercare la risposta soprattutto in noi stessi e nella Legge Morale che, come scriveva Kant, alberga dentro di noi.

Abbiamo il dovere di conciliare i diritti degli immigranti con quelli dei popoli che li accolgono poiché, magari a qualcuno sfugge, pure la gente che “riceve” (prima), ospita (poi) ed ingloba (infine) altri Umani, qualche diritto ce l’ha pur’essa.

Nel secolo scorso, dopo un paio di guerre mondiali, qualche splendida idea l’Umanità se l’é data.

Il 10 dicembre 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: trenta splendidi articoli di pura idealità umana, valida in qualsiasi ambito laico o religioso, che tutti potremmo ogni tanto ripercorrere (http://www.ohchr.org/EN/UDHR/Documents/UDHR_Translations/itn.pdf).

Alcuni passi della Dichiarazione sono pertinenti a quanto stiamo ragionando e si possono leggere con sereno orgoglio, visto che é la nostra civiltà ad averli concepiti:

Articolo 1: Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 3: Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4: Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 13: 1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. 2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Articolo 14: 1. Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.

Grazie all’articolo 10 della nostra Costituzione Repubblicana anche in Italia quei principi sono fondamenti dell’Ordinamento e sono cardini su cui abbiamo scelto di appoggiare la nostra convivenza civile.

Se é vero che la Libertà di ognuno finisce laddove inizia quella dell’altro, allora, il nostro sforzo comune dovrebbe essere rivolto, da un lato, ad accogliere decentemente quanti migranti siamo in grado di ospitare senza indebolirci ed assorbendo un tasso di appesantimento della nostra, e pur ancora ricca, società europea. Questo per garantire a quante più persone possibile il rispetto dei loro diritti fondamentali, che sono l’essenza stessa della nostra civiltà.

Dall’altro lato, però, il nostro sforzo dovrebbe essere rivolto a generare qualche serio argine all’arrivo incontrollato di masse di diseredati, soprattutto quando la gestione delle migrazioni diviene un affare internazionale sfruttato biecamente, come la schiavitù e la tratta umana. Dobbiamo peraltro preservare la nostra capacità di rispondere positivamente e solidalmente alle invocazioni di aiuto che queste genti migranti lanciano quotidianamente: ciò significa anche proteggere la nostra efficienza e capacità di produrre ricchezza, altrimenti si diventa tutti “bisognosi”.

Un po’, magari, abbiamo anche il diritto di continuare a godere della prosperità che abbiamo saputo creare negli ultimi decenni.

A fronte di questi diritti e doveri, tutti rinvenibili nella citata Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, sulla questione dei flussi di immigrazione si sentono e si leggono in questi giorni infinite banalità e valanghe di slogan, non sempre brillanti, spesso purtroppo basati sulla mistificazione dei dati e dei fatti reali reali.

A parte i costi di intercettazione e salvataggio in mare, stiamo affrontando anche i costi per collocare migliaia di persone sul nostro territorio, ma é davvero grave che qualcuno scriva e sostenga che si stano dando 35/40 euro a ogni immigrato al giorno, ospitandolo in nostri alberghi a nostre spese: così si genera soltanto il disagio rabbioso di chi, ad esempio, fatica a giungere a fine mese con 500 euro di pensione.

La realtà é un’altra e si può leggere ben compendiata in un articolo dell’Espresso dello scorso novembre 2014: http://espresso.repubblica.it/inchieste/2014/11/20/news/privilegi-agli-stranieri-quante-bufale-si-sentono-ecco-la-verita-e-alcuni-miti-da-sfatare-1.188748.

I 35 euro li danno a chi ospita ogni singolo migrante “clandestino” e non certo in mano al migrante per fare la spesa. Quel denaro viene gestito in termini di costi di impresa per chi fa il lavoro e quindi resta a favore delle nostre attività economiche. Proprio per questo, però, é diventato un affare interessante anche per varie organizzazioni di sottobosco paramafioso.

D’altro canto i numeri rischiano di diventare proibitivi: non possiamo offrire alloggio, ancorché precario, a migliaia di persone in via continuativa e non avere pensioni accettabili per tutti i nostri anziani.

In molti luoghi nostrani, anche con qualche vocazione turistica, non si può salvare qualche albergatore dal fallimento, collocando presso di lui qualche centinaio di migranti a turno, se poi questo compromette gli affari di tutti gli altri albergatori del territorio e magari pone in circolazione per la città tanti uomini, donne e bambini che purtroppo non hanno nulla da fare.

Né possiamo mantenere una politica della “prima presa di contatto” con queste genti che invocano aiuto, che addirittura favorisca l’aumento dei flussi: in una fase di difficoltà economica diffusa come questa, l’opinione pubblica sente di non aver risorse sufficienti.

Sul fronte dell’accoglienza, dunque, i principi di tutela dei diritti umani impongono di organizzare sistemi di prima ospitalità e riorganizzazione degli immigranti sempre migliori e più proattivi verso una loro utile ricollocazione sul territorio europeo.

Sul fronte della tutela dei nostri diritti, ma anche della nostra capacità di assolvere i nostri doveri, pare ben comprensibile la forte presa di posizione di un uomo in genere riflessivo come Roberto Maroni, che invoca una seria presa delle misure di ricevimento che possiamo permetterci.

In questo senso, proprio non si capisce quale principio di convivenza umana possa ancora impedirci di aggredire chi fa commercio di uomini dall’altra parte del Mediterraneo: occorre una seria politica di intercettazione e distruzione di tutto il naviglio che trasferisce i migranti verso le nostre coste.

I barconi vanno colpiti, vuoti di migranti ovviamente, non solo quando vengano colti al rientro da qualche “trasporto” bensì pure quando sono nei loro porticcioli.

Va però accettata l’idea, assai ruvida, che in una situazione di questo genere si rischiano “perdite collaterali”, ossia la morte di innocenti, che vanno ridotte ai minimi termini ma che potrebbero essere frutto di errori nell’individuazione dei bersaglio. Del resto non saranno mai di più delle vite che perdiamo perché non riusciamo a salvare tutte le vittime di quest’insano mercato umano e dell’immane flusso migratorio che lo genera.

Certo, occorrerà intanto preoccuparci delle centinaia di migliaia di persone che resteranno ammassate sulle coste settentrionali d’Africa, affinché non muoiano di fame o non vengano sfruttate anche militarmente da qualche fanatico.

Sono tutti temi che non possono trovare risposte negli slogan e nemmeno nelle invettive.

Chi dice o scrive che Maroni é un populista perché vuol fermare questo modo di gestire gli immigrati, pare a sua volta anche più populista: pretende di sbandierare principi ma dimentica lo sfruttamento dell’immigrazione che anche da questa parte del Mediterraneo si perpetra tutti i giorni, come lo scandalo di “mafia capitale” insegna.

I principi di Umanità e solidarietà che abbiamo sopra richiamato, esigono prudenza e amore, ma anche decisione e, se del caso, la repressione della violenza con violenza: davanti a mercanti di morte che ci sparano, abbiamo non solo il diritto ma anche il dovere di rispondere al fuoco.

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