Autodromo di Monza: la firma sul contratto e la guerra per il controllo Aci Italia

I DIRIGENTI SIAS DI MONZA CONTRO ACI ITALIA

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A Monza, passato il Gran Premio di Formula 1, a correre rimangono polemiche e tensioni anche se un velo di silenzio imbarazzato ha preso il posto delle fiamme dei giorni del Gp. Il contratto tra il circuito di Monza e Bernie Ecclestone, patron della Formula 1, è ancora nel cassetto. Tempi lunghi. Fermo sulla cifra iniziale di 25milioni di dollari, ora la battaglia (più che altro di facciata) si è spostata sulla firma. Chi siglerà il contratto? Non è cosa da poco perché si tratta di soldi e tanti e di potere contrattuale.

LA FIRMA – Molte sono le insistenze dell’attuale dirigenza Sias, la società emanazione di Aci Milano che ha in gestione la pista di Monza. In particolare di Andrea Dell’Orto che ha chiesto più volte l’aiuto della “cavalleria” di Regione Lombardia e in particolare della Lega di Roberto Maroni. Dietro c’è altro. C’è una guerra per il controllo di Aci Italia.

LA QUESTIONE DI MONZA – E’ più che altro d’immagine dal momento che Sias non ha la titolarità dei diritti del Gran Premio d’Italia che fanno in capo invece a Aci Italia. Società quest’ultima che va al rinnovo delle cariche proprio il prossimo anno con il presidente romano Angelo Sticchi Damiani impegnato a fare il pieno di consensi. Dall’altra il gruppo di Dell’Orto appoggiato dalla Regione Lombardia che si è messo in testa di fare la guerra a Sticchi Damiani dimenticando un paio di passaggi. O meglio cercando di baypassarli.

I PUNTI – Primo: proprio la titolarità del Gp che fa in capo a Aci Italia. C’è anche un parere legale di un avvocato amministrativista di Roma, chiesto un anno fa da Aci Italia, che mette nero su bianco tale principio codificato dallo statuto, ma non nella prassi degli ultimi rinnovi lasciati al duo Beghella-Ferrari. Secondo: Sias, la società di Monza è controllata da Aci Milano che a sua volta è diretta emanazione di Roma. Terzo: l’omologazione del circuito di Monza passa attraverso Aci Sport di cui Sticchi Damiani, l’ingegnere civile di Lecce, è “dominus”. Quarto: i rapporti che Sticchi Damiani ha con il mondo della Formalua 1 e con Jean Tod, ex direttore generale Ferrari e dal 2009 capo indiscusso della Fia, la Federazione automobilistica internazionale. Quest’ultimo, il sabato prima del Gran premio, alla cena di gala della Mercedes si è apertamente schierato a fianco di Sticchi Damiani. A parità di soldi (ammesso che Dell’Orto riesca a trovare tutti e 25milioni potrà fare il Gran premio di Lombardia e non più d’Italia ndr) Ecclestone sceglierà ancora Aci Italia visti i rapporti. Il regolamento prevede infatti che ogni nazione abbia un solo Gran premio. Quinto: Sticchi Damiani e Giovanni Malagò, presidente Coni sono non solo amici, ma “fratelli”. A sua volta il Coni gioca un ruolo importante nella partita perché il finanziamento che il governo di Renzi ha promesso per salvare Monza, passa direttamente dal Comitato Olimpico Italiano.

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LA GUERRA – Nonostante tutti questi paletti, la guerra di Dell’Orto continua. Il primo tentativo di portare soldi degli industriali di Monza e Brianza dentro Sias e coprire i costi è naufragato. Ed è pure sotto scacco per la sentenza del Tribunale di Monza che ha bloccato la fusione tra Monza e Milano. Nelle intenzioni di Dell’Orto gli industriali entrebbero in Sias in cambio di quote azionarie, ma l’operazione è impossibile perché Sias è controllata da Aci Milano al 100% e se anche la maggioranza dei cinque che fanno parte del Consiglio di amministrazione di quest’ultima votasse a favore, Aci Italia si metterà di traverso commissariando Aci Milano. Dell’Orto non ha nascosto poi un’altra strada che ha pensato di percorrere. Quella di tentare la scalata di Aci Milano con l’acquisto massiccio di tessere. Come aveva fatto un anno fa per arrivare dove è ora. Peccato che Aci Milano vada al rinnovo delle cariche tra tre anni quando si saprà già dove i bolidi di Formula 1 correranno.

Ivan Capelli di Aci Milano e Angelo Sticchi Damiani di Aci Italia
Ivan Capelli di Aci Milano e Angelo Sticchi Damiani di Aci Italia

 

LA POLITICA – Dopo la fase di innamoramento iniziale tra Maroni e Dell’Orto, i rapporti tra i due si sono raffreddati e il governatore della Lombardia ha lasciato nelle mani di Fabrizio Sala, brianzolo di Misinto, assessore ad Expo e Casa e papabile titolare della delega alla Sanità, la patata bollente. Sala, giovane rampante di Forza Italia, prende tempo in attesa che i giudici decidano sulla fusione tra industriali di Monza e Milano, ma soprattutto in attesa che Maroni ridistribuisca le deleghe…

Marco Pirola

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