Arcore restauro: la Contessa d’Adda ritrova la mano

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Contessa d’Adda restaurata e il gesto ritrovato

Arcore restauro importante. Conferenza di presentazione dei lavori di restauro del monumento funebre alla Contessa d’Adda in Villa Borromeo. Una conferenza “omaggio” al gesto ritrovato. L’intervento conservativo triennale (2014-2017) su Maria Isimbardi d’Adda ha restituito espressività alla contessa dell’eminente casata milanese. La scultura, sita nella cappella dell’ala sinistra di Villa Borromeo, è opera dello scultore svizzero-italiano dell’800, Vincenzo Vela. L’intero processo conservativo avviato nel 2014 è stato finanziato da Federico Borromeo, proprietario del complesso. Con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura di Arcore.

arcore restauro redaelliArcore restauro: il progetto e l’intervento

La parte più significativa dell’intervento ha visto l’integrazione delle parti terminanti delle dita della mano destra. E del pollice della sinistra al monumento originale. Artefici delle fasi principali di restauro, l’ingegner Edoardo Radaelli, la mente del progetto di recupero. Restauro proposto a suo tempo in Comune. Acerina Garcia Garcia, esecutrice materiale dell’intervento. E Mattia Mercante, che ha realizzato la scansione digitale e la prototipazione in 3D del modello intero per le integrazioni delle porzioni mancanti. Su tutte le dita della mano destra e il pollice della sinistra. Punto di partenza per la ricostruzione, il calco virtuale dell’opera originale e del calco conservato al Museo Vela di Ligornetto, Svizzera. Da qui si è arrivati al prodotto finale con una precisione estremamente elevata. Le dita realizzate sulla base del calco virtuale sono state applicate alle parti complementari originali. Con l’ausilio di magneti di dimensioni millimetriche. Delle protesi a tutti gli effetti. E alla vista non traspare alcuna sconnessione tra “il vecchio e il nuovo”.

arcore restauro redaelliArcore restauro: la filosofia

La logica ricostruttiva ha seguito il principio della reversibilità. Nessun intento di riprodurre un improbabile originale. Con il rischio peraltro elevato di compromettere altre aree. Una linea avallata anche dalla Sopraintendenza ai Beni Culturali di Monza e Brianza. I trattamenti di pulitura a secco con acqua e tampone. Stuccatura e protezione della superficie sono stati perciò condotti in nome della leggibilità dell’opera e della stabilità delle condizioni complessive. L’accordatura cromatica invece è stata realizzata in modo da distinguere tramite l’indagine UV le parti originali dalle modifiche. Con tonalità bianca e venature giallo-oro a ricordare il marmo altoatesino di Lasa. In tal modo si sono quindi rispettati i criteri di riconoscibilità dell’intervento. Oggi, a riassetto concluso, la “mission” del “gesto ritrovato” della Contessa può dirsi compiuta. Eleganza ed espressività sono di nuovo parte dell’opera.

Matteo Lucchini

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