Ambasciatore italiano ucciso. I miei ricordi di Luca

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Ambasciatore italiano in Congo morto. O meglio, per usare un linguaggio diplomatico, il capo delegazione italiano (la più alta carica vacante l’ambasciatore ndr) è stato ucciso. La notizia potrebbe terminare qui. Non per me. Luca Attanasio, 43 anni, aveva attraversato la mia esperienza professionale 17 anni fa. Scrivo poco su questo “disgraziato” giornale e nel mare magnum del web è del tutto ininfluente quello che nuovabrianza.it può e potrebbe aggiungere. Ma io sì. Per cui avrò bisogno di una premessa non proprio breve. Anche perchè qualche particolare non lo troverete sui “giornaloni”.

Ambasciatore italiano ucciso: la storia inizia

Era il 2004 o il 2005. Poco importa la data precisa. Ministro degli esteri era Gianfranco Fini. Montecarlo era ancora lontana. Sottosegretario con delega all’Africa e alla Cooperazione internazionale, era Alfredo Mantica. Ero capitato per caso in quella collaborazione poco redditizia, ma di cui conservo ancora le lettere di ringraziamento di Fini e del suo predecessore Franco Frattini. Ricordi personali. Poco importa ancora. “Monza è una città che ha tanti preti e suore che non mi voteranno mai e non mi interessa (non disse proprio così… ndr) ma fanno un lavoro straordinario, insostituibile. Diamogli una mano. Anzi nel tuo caso, tutte e due…”. Conoscendo Alfredo Mantica così poco avvezzo alle belle parole quello era più che un ordine. Una chiamata alle armi.

La telefonata di Alfredone

Una delle tantissime telefonate di Alfredone. ” Ti chiamerà uno (Luca Attanasio ndr) che è Baggio, Platinì e Roberto Carlos assieme a tirare le punizioni. Vedi che si può fare”. Lui (Alfredo) juventino “marcio” se aveva scomodato un interista come Carlos, avrebbe dovuto avere un suo perchè. Ed infatti Attanasio era proprio così. Tre campioni in uno. Lo aveva scelto con sé per tanti motivi. Era diverso dagli altri. Timido, educato, gentile con tutti. Anche con me quelle volte che ci eravamo sentiti. “Dai, chiamami Luca – diceva – potresti essere mio zio. E poi non è vero che so battere le punizioni…”. Risate con in sottofondo Roberto Paparozzi (il caposegretaria ndr) che rideva come un matto.

Ambasciatore italiano, la carriera

A 27 anni Luca approda “per caso” al ministero degli Esteri. Laureato in Economia alla Bocconi. Di Limbiate poi. Caso raro in quel mondo uno che arrivava dalla Brianza. Uno che per poter passare il concorso ed intraprendere la carriera diplomatica, studia come un forsennato di notte. Alla mattina è il primo ad arrivare alla Farnesina e l’ultimo ad andarsene con Alfredo sottobraccio. Fa il concorso e lo vince al primo colpo. Primo assoluto in tutta Italia. Nel 2006 è addetto commerciale a Berna. Un incarico importante. Ci arriva perchè è l’unico che partecipa per quel posto talmente i requisiti richiesti e la difficoltà sono di altissimo livello. Il più giovane in assoluto.

Gli americani volevano “rubarcelo”

In Svizzera ci rimane 6 anni invece dei 4 normalmente richiesti. L’ambasciatore italiano non lo vuole mollare per nessun motivo talmente è bravo. Attanasio finisce a Casablanca come consigliere generale d’ambasciata. Lì conosce la moglie, architetto. Moglie che diventerà cittadina italiana proprio in questi giorni e da cui avrà due gemelline e un’altra figlia. A Casablanca fa faville. Riesce a ristrutturale la fatiscente ambasciata con un progetto “green” e un recupero storico sbalorditivo. Teatro annesso all’ambasciata compreso. Talmente sbalorditivo che il re del Marocco lo premia. Gli americani di solito “parchi” nei complimenti che non siano ai loro uomini, lo vogliono a tutti costi. Niente da fare. Lui sceglie l’Italia.

In Nigeria

Va in Nigeria e ci rimane 3 anni. E’ segretario di ambasciata. Poi il Congo. Era molto giovane e non aveva i titoli per ricoprire la carica di ambasciatore. Ma è talmente bravo che diventa “capo missione”. Che in vacanza dell’ambasciatore lo è di fatto.

Dalla Brianza al mondo con Limbiate nel cuore

Legatissimo a Limbiate dove vivono ancora mamma e papà. Amante del calcio. Tanto appassionato che durante un incontro di calcio in Congo accade un “fattaccio”. Nell’intervallo della partitella tra italiani gli viene un trombo alla gamba che sale sin su al cervello. E’ in pericolo di vita. Gli amici del posto noleggiano un aereo e lo portano in Italia salvandogli la vita. Lui si ricorderà di questo gesto e lo scorso anno ricambia.

Quella volta che…

2020, anno del Covid. Il Congo non è l’Italia e la situazione è drammatica. Attanasio non ci pensa due volte. Noleggia, a spese proprie, un aereo dell’Etiopia Airline. Ci carica su quanti più italiani possibile. Cooperanti, membri delle Ong, uomini d’affari, religiosi. Li porta tutti a Roma. In salvo. Lui torna laggiù.

Ambasciatore italiano ucciso: La pizza e la squadra

Prima di partire per l’ultima missione (due giorni fa ndr) aveva organizzato in un ristorante della capitale del Congo una pizzata con un nutrito gruppo di italiani. “Fare squadra” era il suo motto. Una riunione informale come tante dove ciascun partecipante pagava il conto. Alla romana. Riunione informale. Come informale è stata la sua ultima missione. Jeans, maglietta, scarpe da tennis, era andato a controllare che i soldi della cooperazione italiana fossero stati spesi bene. Un blitz improvviso come aveva fatto tante volte. Nessuna scorta. Solo il carabiniere che è morto con lui. Macchina civile senza insegne o bandierine.

Gli spari

Un tragitto accidentato dove quotidianamente avvengono rapine ed agguati. Ma nessuno, se non un pazzo, spara su di un convoglio che porta da mangiare ai disperati. Strana la presenza del carabiniere che di solito è “obbligata” solamente quando il personale diplomatico era in ambasciata o su di un auto con le insegne dell’Italia.

L’agguato mortale

Chi ha teso l’agguato ha sparato solo sulla terza macchina del convoglio dove stavano i tre morti. Autista congolese compreso. Non viaggiava in elicottero che è più sicuro per questo genere di visite, ma anche più costoso. Ferito è stato portato all’ospedale dove è morto. Alcune foto spedite in Italia tramite whatsapp (impubblicabili) rendono l’idea di ciò che è successo. Muore giovane chi è caro agli dei. Ecco. Senza scomodare Leopardi è forse la miglior chiusa per questa pennellata di articolo piccolo, piccolo. Dio ha saputo della sua bravura e lo ha chiamato nella sua squadra. Ambasciatore italiano ucciso in Congo, come titolano i giornali, è riduttivo per lui. Del resto non è mica facile trovare uno che batte le punizioni come Baggio, Platinì e Carlos messi assieme.

marco pirola

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