allevi candidato sindaco

Tra coriandoli di retorica e Stella filante Gelmini rispunta la maschera del vetrinista

Allevi, sino ad ieri, era un po’ come il titolo di un film dei fratelli Coen. L’uomo che non c’era. Da sabato mattina potrà dire di esistere. Almeno come candidato. E noi di avere rivisto un vecchio cortometraggio in bianco e nero (in omaggio alla sua fede calcistica). A volte ritornano. Nel caso del centrodestra nostrano, sempre. Per la sua epifania monzese ha scelto un giorno non qualunque. Ma quello di carnevale. C’era pure la Stella. Non Cometa, ma Maria Stella Gelmini. Vestita per l’occasione da coordinatrice regionale. E pure lo “scherzone” non è mancato. L’intenzione di chiedere ai vigili, se eletto, di fare meno multe non può che essere catalogata tra le migliori battute di un film di Antonio Albanese. Quello che non ha detto, ma che farà o meglio vuole fare, è una propria Lista civica per Allevi sindaco. Forza Italia permettendo.

Allevi: Il ritorno del vetrinista

Dopo mesi di passione. Di ricerca di un candidato migliore. Di un cast da esporre. Di qualcosa insomma che assomigliasse ad un candidato. Soprattutto di qualcuno che smentisse i sondaggi impietosi commissionati da loro stessi. La rassegnazione. ‘Piutost che nient l’è mei piuttost’. Lo stato maggiore di Forza Italia si è deciso a presentare ufficialmente il candidato per Monza. E poco importa se il centrodestra si è spaccato. La Lega aveva già gettato la spugna da tempo. Massimiliano Romeo, indicato dallo stesso Matteo Salvini come l’eletto, si è sfilato piano piano. Il processo sulle bistecche mangiate dai leghisti e pagate dai contribuenti, deve aver pesato non poco nella decisione di passare la mano. In ogni caso Romeo era sul tavolo dei relatori sabato mattina al ristorante Saint Georges. Accanto a lui il vero uomo forte della Lega, Paolo Grimoldi. Per tutti aperitivo non alcolico e acqua.

Allevi il vetrinista, il geometra e lo zio Terry

Dall’uomo che non c’era a quelli che ci sono sempre stati. Monza si sa, non è un paese per vecchi. Sempre citando i noti fratelli cinematografati. Ed ecco accanto al re monzese delle bistecche Romeo, la milanese (non bistecca) Paola Frassinetti. Poco più in là, sempre per Fratelli d’Italia, Rosario Mancino di Agrate Brianza. Non sarà parso vero di sedere al tavolo del ricco Epulone nonostante i magri risultati. La Stella Gelmini, responsabile regionale azzurra che ha fortissimamente voluto Allevi candidato. E sul cui successo si gioca la reputazione. Fabrizio Sala di Misinto (mi viene in mente la battuta  del vecchio Attlio Gavazzi) con parte della corte dei miracoli con cui gira. In mezzo il candidato vetrinista Allevi e Martina Sassoli ad un passo dai vestiti pre-maman vista la gravidanza imminente. In sala il solito geometra della real casa Francesco Magnano. Quello che si era spacciato per un’altra persona allo scopo di andare in carcere a trovare un arrestato di Tangentopoli. Lo zio Terry al secolo Gianfranco Teruzzi noto alla cronache monzesi per il suo biglietto da visita con scritto: presidente. Di che non è dato sapere. Un politico da e della Prima Repubblica.

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Allevi: i giovani

Tra tutti il professor Pierfranco Bertazzini, 96 anni, che nel suo discorso ha dimostrato di essere uno dei pochi là dentro a masticare di politica e amministrazione. Un evergreen il prof che va bene per tutto. Dal negozio di parrucchiere (come l’ho visto fare) al candidato sindaco. Stesso tono monocorde. Ma a lui si perdona tutto. Ghi Meregalli, quella gentile signora che realizza il corteo storico con figuranti e maschere. Forse per questo era a suo agio. Franco Giordano, in scadenza nel suo incarico a Gelsia e alla caccia dell’ennesimo posto in un Cda. L’ex letturista dei contatori del gas, nonché pizzaiolo prestato alla politica, è tra i più accaniti sostenitori di Allevi. Marco Mariani che era al Saint Georges, ma guardava alle regionali imminenti. L’inossidabile Cesare Boneschi, l’ex socialista, già assessore e amicone di Antonio Crippa come del resto Allevi, era stato uno dei primi a sponsorizzare il vetrinista. Rosella Panzeri non c’era. Ma l’ex zarina ci ha tenuto a far sapere che è della partita.

Allevi: i vecchi

Rosario Adamo, il ferroviere siciliano si è sperticato negli applausi. E pensare che era uno dei più critici sulla candidatura Allevi. Tiene famiglia pure lui. Vuole prendere mille preferenze dice, noi speriamo azzecchi almeno un congiuntivo. Il senatore Andrea Mandelli (ci mancherebbe) questa volta non ha trovato la medicina giusta. L’onorevole Elena Centimetro per dirla in battuta che riassume la sua politica di questi anni. L’unica in grado di trasformare i voti in vuoti. Fresca della sua nomina ad assessore a Limbiate per Forza Italia si è data molto da fare per Allevi. Io fossi il candidato vetrinista mi “toccherei” (Lesmo ed Arcore). E pure era presente Roberto Colombo. Forza Italia deve pagargli una cambiale per la mancata candidatura nel 2002. Un vitalizio fatto di incarichi e prebende che sembra non finire mai. Ed ancora Adriano Corigliano che da quando lavora in Regione come consulente globale, ha dismesso le giacche catarifrangenti alla Boy George. E Cristiano Puglisi fermatosi nella tappa di Monza in attesa di riprendere a girare il mondo a spese nostre. Ma è un bravo ragazzo ne sono sicuro. Capirà. Prima o poi…

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Allevi: gli slogan e qualche amarcord

Triti e ritriti gli argomenti. Senza se e senza ma (sta frase l’avrò sentita un migliaio di volte). La sicurezza. Dimenticando che è di competenza di Prefetto, carabinieri e Polizia. I vigili urbani che debbono presidiare di più e dare meno multe. Dimenticando che l’esperienza dei “commandos” contro i venditori abusivi che Romeo si ricorda benissimo, è finita in un “ilare gracidar di pernacchie” e condanne da parte della magistratura. Amarcord di Villa Reale, Viale Lombardia salvataggio del Gran Premio. Dimenticando che per la corsa monzese la maggior parte dei soldi l’ha messa Renzi. E che la Regione si è tirata indietro. Che nella Villa Reale ci avevano messo dentro i ministeri del Nord. Se un merito va riconosciuto quello va al borgomastro Mariani. Ma si sa, la politica è come la cultura o la Nutella. Quando finisce si spalma…

Marco Pirola

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Antonio Crippa e Dario Allevi in una foto di repertorio, ai tempi in cui erano inseparabili.

 

 

 

 

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