E alla fine Donatella rimase sola

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Bastava guardarla in faccia l’altra sera (mercoledì 16 ndr). Ore 22.30 Donatella Paciello, presidente del Consiglio, era il ritratto della delusione. Stramazza sullo scranno più alto dell’aula. Sola.  A consolarla si precipitano tre irriducibili che cercano di lenire la delusione cocente di una bocciatura soprattutto perché arriva da parte dei suoi. Dopo l’ultima votazione sul regolamento dell’aula di Consiglio comunale le cose per lei non si mettono bene. O meglio per le sue aspirazioni politiche. In ballo un emendamento di Domenico Riga (Pdl) sulla decadenza da presidente del Consiglio che propone di introdurre il voto a scrutinio segreto come per l’elezione. Contrariamente a quanto avviene sino ad ora e come voleva Donatella Paciello. L’emendamento è passato (miracolo)con il voto di Pdl, Pd e pure del sindaco Roberto Scanagatti. A difenderla solo i Cinque stelle, Cambia Monza e l’astensione della Lista Faglia.. Anche se ultimamente si è lanciata nella campagna delle primarie Pd in favore di Gianni Cuperlo, questo non la salverà da una mozione di sfiducia in preparazione dai banchi dell’opposizione non appena il nuovo regolamento comunale entrerà in vigore. Il suo decisionismo stonato ha stufato pure i suoi che le hanno voluto mandare un chiaro segnale. Di politici saccenti in questi ultimi 20 anni è stata piena l’aula di piazza Trento. Magari un bagno di umiltà le farà bene. La stessa umiltà che ha portato Scanagatti dal maggio 1988 quando fu eletto consigliere comunale alla poltrona più alta della città passando per la mezza idea di rinunciare alla politica. Idea che gli era venuta in mente nel 2002. Ma stiamo parlando di due calciatori diversi. Mentre il primo sta giocando la finale di champion league a San Siro con la maglia del Milan, la seconda è ancora in metropolitana a piazzale Lotto che aspetta che qualcuno le indichi la strada.

Marco Pirola

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